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By Auteur inconnu

"Clori, il rigor di mia nemica stella,

Perch'io mai più non speri ore gioconde,

Da te mi toglie, e dalle patrie sponde

Mi allontana infedel sorte rubella."

Così piangea Nadasto; e la sua bella

Ninfa, che assisa al mormorio dell'onde

Tessea serto al suo crin, strappò le bionde

Trecce in udendo la crudel novella.

E presa da improvviso e bel pallore,

Parea de' sensi e della vita fuori,

Quando proruppe alfin: "Fido Pastore,

Sinché il bell'Arno stilla d'acqua o fiori

Il verde suol..." Ma, vinta dal dolore,

Di più dir non poteo la bella Clori.