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By Marc'Antonio Epicuro

Tanto più Amor mi strugge

quanto è il mio cor più saldo,

ma non fa poi al mio voler conforme

chi da me sempre fugge

e sprezza il mio gran caldo,

ne lo cui cor gelato pietà dorme.

Lassa, ch'a seguir l'orme

mai non fùr miei piè lassi,

per selve piani e colli,

di chi tien gli occhi miei bagnati e molli,

e dal foco d'amor securo stassi,

né mai ne sentì dramma:

ed io son tutta fiamma.

Amor mi preme e sforza

e di vigor mi spoglia,

tal che tosto seran queste ossa ignude

della sua fragil scorza,

como gli arbor di foglia

quando manca de caldo la virtude.

Ma se morte non chiude

innanzi tempo gli occhi,

ancor anderà a l'ombra

chi 'l foco non se sgombra,

perché in lamenti e in lacrimar trabocchi :

l'un d'amor viene, e l'altro

da tal ch'io non so' scaltro.

Donne vaghe e leggiadre,

fuggite il fiero assalto,

d'Amor fuggite l'empie e mortal arme.

Non è cor che non squadre,

se ben fossi di smalto.

Che se con voi potessi ben sfogarme!

ma non posso, e udir parme

un che mi grida sempre:

Taci, taci, non parla.

Tal doglia ho, ch'a ritrarla

non trovo essempio, ancor che me ne stempre,

ché alla mia lingua è scorso

al bisogno il soccorso.

Questa acerba mia pena

con parlar non si snoda,

ché chi può dir suo mal non sente noia.

Amor crudel mi mena,

né par che ragion oda,

ove piangendo al fin convien ch'io moia.

Perduta ho ogni mia gioia

e m'è rimasto solo

ch'io son di viver schiva;

ed è omai giunta a riva

l'alma che per uscir già preso ha il volo.

Ma almen poi si ridica

ch'io moro a fede amica.

Ei non rivolse il piede

per consolarti unquanco,

cor mio, da poi che abbandonato fosti,

ed a noi più non riede

chi l'ha ferito il fianco

con soi begli occhi ch'or ne tien nascosti.

Stavano in quei reposti

nostri pensieri, e or sparsi

a terra van qual erba

che si miete anche acerba.

Né d'altro obbietto mai potrà quietarsi

l'alma che sol se appaga

di pianto, ond'è sì vaga.

In molte parti io volgo

mia vista, ma il sereno

non veggio di quel vivo e chiaro lume,

né più da gli occhi colgo

del mio nume terreno

suavi frutti; anzi il lungo costume

de' miei già fatto ha un fiume,

ahimè, che tien suo seggio

in loco ameno e verde:

e di me in tutto perde

la memoria or che po' venirmi peggio.

Lassa! col tempo quale

sarò, se già son tale?

Fuggi, dolente, lagrimosa e rozza,

fa ch'altro non cognoschi

ch'antri, deserti e boschi.