327)
Pentito alfin de' miei sì lunghi affanni
E de' passati inutili lamenti,
Ch'io sparsi in lagrimando i crudi eventi
Di Fortuna e d'Amor, fieri tiranni,
E dopo omai consunti i miei verdi anni,
Dando forse di me bassi argomenti,
Ond'è che giuoco e favola alle genti
Talor divenni in rammentar miei danni,
Ricorro a te, mio Dio. Tuo Santo ardore
M'accenda, e spento ogni più basso affetto,
Purghi e disgombri il mio sì grave errore.
Tu sia de' miei desiri il dolce oggetto,
E sian la tua pietade e 'l sommo amore
Unico a i carmi miei degno soggetto.