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By Alessandro Braccesi

Come chi dal camin longinquo lasso

cerca qualche riposo

e col pensier tedioso

rifugge all'ombra d'un verde boschetto,

dove, seco ristretto,

le stanche membra in su l'erbetta posa

tanto che qualche posa

prenda del suo noioso e lungo passo;

così cercando va l'alma dolente

sempre madonna sola,

e tutto il tempo invola

per riposarsi all'ombra del bel viso,

qual rimirando fiso,

tanta dolceza sente il miser core,

ch'io temo che di fore

non esca per unirsi a·llei sovente.

Già dieci volte il sol per l'orizonte

ha facto il suo camino,

da poi che 'l mio destino

e 'l mio maligno, adverso e duro fato

a costei m'ha legato,

ch'or più che mai in servitù mi tene,

vixuto in tante pene

che di lachrime arei facto una fonte.

O miseranda vita degli amanti,

piena di immensi guai!

Non si cognobbor mai

simili a' vostri martyri o tormenti:

con pietosi lamenti

sempre menate tempestosa vita

e con doglia infinita

di sospir vi pascete e mesti pianti.

Prenda exemplo da me, s'altri nol crede,

del qual con tanto stratio,

senza esser ancor satio,

ha facto Amor le sue ultime prove,

né pietà lo commove

punto del mio sì lungo e grave male:

perduto ha certo l'ale,

da poi che fermo nel mio pecto sède.

Non fu mai sì da tempestoso mare

percosso un fragil legno,

quando l'aere è pregno

di caligine fosca, e che la stella

per la molta procella

non dà speranza pur d'un piccol porto,

ma privo di conforto,

in mezo l'onde infra gli scogli appare,

come Amor col bel viso di costei,

con li occhi vaghi e belli,

co' candidi capelli

la navicella del mio ingegno, preme,

sì ch'io privo di speme

son di trovar merzé non che salute,

e le forze ho perdute,

se già pietà non ne prendon gli dèi.

Ebbi tranquillo il mare un tempo, e' venti

tutti mi fur secondi,

e' pianeti giocondi,

e l'amata mie stella in vista lieta

mi si mostrò quïeta,

sì ch'io mi tenni più ch'altri beato

e 'n più felice stato,

sempre mirando lei con li occhi attenti.

Lasso!, ch'io mi credea in questa barca

sempre sicuro starmi

e lieto riposarmi,

senza sospecto di procella alcuna,

non temendo fortuna

di mare o scogli o perigliose syrte,

infra laüri e myrte,

di pensier privo e con la mente scarca.

Miser! Quanto era ceco l'error mio,

o quanto falsa ancora

l'opinïon! Ben hora

chiaro lo veggio, quando i venti adversi

co' lor fiati diversi

contra la mia salute han coniurato

e le forze voltato

per farmi dare in qualche scoglio rio!

Omè!, quanto ver me esser benigna

la mia donna solea,

tanto s'è facta rea

e spento ha l'amorose antique face:

onde 'l cor si disface,

pensando al dolce ben chi' ho perduto.

Almanco fuss'io suto

da morte spento, allora, aspra e maligna!

E pur vo dietro a chi veloce fugge

e del mio mal si ride,

e quanto più m'ancide,

più lieta del mio duol si gode tanto:

ond'io, la vita in pianto

consumando, ogni punto aspecto morte

che vinca questa sorte,

la qual sì come neve al sol mi strugge.

Né però schifar voglio il mare o l'onde

né tanto ria tempesta,

ma sciolto, alla foresta

lasciarmi in tutto da' venti guidare,

fin ch'io veggia arrivare

in scoglio o in porto la debil barchetta,

che nel solcar s'affretta,

per giugner al suo fin che si nasconde.

Forse mi si faràn propitii e' celi,

e 'l mare arà riposo:

ond'io victorïoso

in porto condurrò la stanca nave.

Forse ancor fia soave,

come già fu della mia vita il corso

e porrò freno e morso

all'impeto de' venti empii e crudeli.

Canzona, benché nuovo sia 'l tuo stile,

vanne senza temere,

e come puoi vedere

la vaga, dolze amata mia inimica,

di' che lei mi nutrica

nel cor tal fiamma che, se presto il foco

non amorza, fie poco

lo spatio che terrà mie vita humìle.