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By Antonio Tebaldeo

Lasso, come fui presto a dar l'orecchio

a le lusinghe tue di fraude piene!

Ché a non tornar d'Amor ne le catene

Flavia, che me tradì, me era pur specchio.

Ma il ciel ringratio che non è il mal vecchio

e che in me aver pò il medico anchor spene.

Cantino a posta sua pur le syrene,

ché a chiudermi l'audito io me apparecchio.

Valete, usci crudeli, ingrati e avari

e voi sorde fenestre a li mei preghi:

aver non vo' più i mei nemici cari.

Né creder tu che tua beltà me pieghi,

ché superbia e beltà son in te pari:

con l'una allacci l'huom, con l'altra il sleghi.