34 (364)
Pria chiuderò quest'occhi al sonno eterno
Ch'al lagrimoso umor, che d'anno in anno,
Dotto Euganio, per te spargendo vanno,
Mentre da lor trabocca il duolo interno.
Ma pure a quel ch'al nostro secol ferno
L'invide Parche incomparabil danno,
Troppo scarso preveggo il breve affanno
Della mia vita, omai vicina al verno.
Quindi strano desio mia forma or vuole
Nella pianta cangiar, ch'all'urna accanto
Dell'estinto germano ancor si duole.
Piangendo allor sotto il cangiato ammanto,
Infinché bagnin l'onde, e scaldi il Sole,
Egual sarebbe a sì gran danno il pianto.