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By Alessandro Sforza

Qual voce, lingua, mano, stile o verso,

Qual più sublime e glorioso ingegno

Gionger potrebbe mai al vero segno

Del mio infelice stato e sì perverso?

Sol giorno e nocte lacrime qua verso,

Fuor di speranza e pien di mortal sdegno,

Fra horribel onde, gionte in picciol legno

Dal mio fido succorso, oymè!, diverso!

Da Madonna lontano, anzi dal sole,

E da duo stelle, ond'io regea mia vita,

Mi vegio in alto mar senza governo,

E quanto più il mio mal mi struge e dole,

Al mio chiamar mercé men trovo aita

Sì che senz'ella il mio dolor fia eterno.