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By Bernardo Tasso

Ben fu barbaro Scita,

un Creonte tebano,

quello di sangue umano

vago che tanto corta e sì spedita

strada trovò per torre altrui la vita!

Ma tu come consenti,

o Padre giusto, o pio,

così crudel desio?

Perché non spargi, polve fatti, ai venti

gli scelerati fabbri e gli stromenti?

Ahi Parca, ahi Parca acerba,

perch' hai tronco e destrutto

or ch' era in sul far frutto

il fior candido e bel che facea l' erba

de le nostre speranze alta e superba?

Perché, spietata, hai spento

un de' lumi maggiori

degli italici onori,

un ch' a la gloria, ai fatti egregi intento,

a' nemici terrore era e spavento?

Un ch' avea, come forte

petto, saggio consiglio,

che temea più periglio

d' infamia vil che d' onorata morte,

e chiuse a quello, a questo aprio le porte?

Or i marini mostri

del dragon d' Oriente

giràn securamente

predando in ogni parte i lidi nostri

e carchi se n' andran di gemme e d' ostri,

che pria davan le spalle,

com' a veltro mordace

suol timida e fugace

damma od in alto poggio o 'n ima valle,

per ogni salso lor liquido calle

al suo valore invitto,

il qual facea tremare

ogni Dio di quel mare,

con cui più d' un funesto empio conflitto

fatt' avea già, senza restar mai vitto.

Piangete, Arno e Mugnone,

che fia 'l pianto immortale

se sarà al danno uguale;

piangete il valoroso e gran Leone,

che di lagnarvi avete alta cagione.

Ma se chi n' have il danno

sentir deve il dolore,

qual italico core,

qual cristian oggi fia (se non m' inganno)

che non ne senta un non provato affanno?

Ahi, Italia, chi fia

che ti doni conforto?

Il tuo gran figlio è morto,

e seco ha morte dispietata e ria

spenta la gloria tua, che 'n lui fioria.

al suo cader in terra

cadd' ogni tuo sostegno,

quasi troncato legno

di quercia o pin che duro ferro atterra

perché faccia con l' onde eterna guerra.

Ma tu, ombra onorata,

che fra que' chiari spirti

ch' han d' allori e di mirti

l' altiera fronte cinta e coronata

lieta ti spazii a tutte l' alme grata,

e mostri ad una ad una

le gloriose piaghe,

troppo di laude vaghe,

le quai ti diede la Parca importuna

col dardo fiero de la tua fortuna,

da così bel soggiorno,

ove fra tanti Eroi,

de' rari pregi tuoi

meravigliosi, che ti stanno intorno,

passi 'l sempre tranquillo e lieto giorno,

mira quanto cordoglio

chiuda nel forte petto

il tuo fratel diletto,

a guisa d' onda che nasconde scoglio

sì che non può mostrar l' ira o l' orgoglio,

e che con l' alma grama

chiede il tuo fido aiuto

e 'l consiglio perduto,

com' augellin che pien d' ardente brama

la cara compagnia sospira e brama.