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Ben fu barbaro Scita,
un Creonte tebano,
quello di sangue umano
vago che tanto corta e sì spedita
strada trovò per torre altrui la vita!
Ma tu come consenti,
o Padre giusto, o pio,
così crudel desio?
Perché non spargi, polve fatti, ai venti
gli scelerati fabbri e gli stromenti?
Ahi Parca, ahi Parca acerba,
perch' hai tronco e destrutto
or ch' era in sul far frutto
il fior candido e bel che facea l' erba
de le nostre speranze alta e superba?
Perché, spietata, hai spento
un de' lumi maggiori
degli italici onori,
un ch' a la gloria, ai fatti egregi intento,
a' nemici terrore era e spavento?
Un ch' avea, come forte
petto, saggio consiglio,
che temea più periglio
d' infamia vil che d' onorata morte,
e chiuse a quello, a questo aprio le porte?
Or i marini mostri
del dragon d' Oriente
giràn securamente
predando in ogni parte i lidi nostri
e carchi se n' andran di gemme e d' ostri,
che pria davan le spalle,
com' a veltro mordace
suol timida e fugace
damma od in alto poggio o 'n ima valle,
per ogni salso lor liquido calle
al suo valore invitto,
il qual facea tremare
ogni Dio di quel mare,
con cui più d' un funesto empio conflitto
fatt' avea già, senza restar mai vitto.
Piangete, Arno e Mugnone,
che fia 'l pianto immortale
se sarà al danno uguale;
piangete il valoroso e gran Leone,
che di lagnarvi avete alta cagione.
Ma se chi n' have il danno
sentir deve il dolore,
qual italico core,
qual cristian oggi fia (se non m' inganno)
che non ne senta un non provato affanno?
Ahi, Italia, chi fia
che ti doni conforto?
Il tuo gran figlio è morto,
e seco ha morte dispietata e ria
spenta la gloria tua, che 'n lui fioria.
al suo cader in terra
cadd' ogni tuo sostegno,
quasi troncato legno
di quercia o pin che duro ferro atterra
perché faccia con l' onde eterna guerra.
Ma tu, ombra onorata,
che fra que' chiari spirti
ch' han d' allori e di mirti
l' altiera fronte cinta e coronata
lieta ti spazii a tutte l' alme grata,
e mostri ad una ad una
le gloriose piaghe,
troppo di laude vaghe,
le quai ti diede la Parca importuna
col dardo fiero de la tua fortuna,
da così bel soggiorno,
ove fra tanti Eroi,
de' rari pregi tuoi
meravigliosi, che ti stanno intorno,
passi 'l sempre tranquillo e lieto giorno,
mira quanto cordoglio
chiuda nel forte petto
il tuo fratel diletto,
a guisa d' onda che nasconde scoglio
sì che non può mostrar l' ira o l' orgoglio,
e che con l' alma grama
chiede il tuo fido aiuto
e 'l consiglio perduto,
com' augellin che pien d' ardente brama
la cara compagnia sospira e brama.