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By Niccolò da Correggio

Di quanto abraccio, cusì poco stringo,

ch'ogni mio imaginar ritorna in sogno,

e cusì fa, a voler più del bisogno,

che sempre ho sete, e al ber mai non attingo.

E quanto la fortuna più lusingo,

più in me s'adira, e a dirlo io mi vergogno;

se alcun favor mi dà, el dà con rampogno,

e io pur chimere in aëre depingo.

O felice colui che del suo stato

i termini passar mai non desia,

sapendo che qua giù nullo è beato!

Poco cibo bisogna a curta via:

ne la sua povertà tal vien laudato,

che infame è puoi, gionto a la monarchia.