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Con agreste liquor, cibo de villa
dove or mi trovo, ho scripto in questa tela,
ché littra fra pastor non si sigilla:
se quel che in sé contien non si rivela
sùbito a gli occhi, e tu mostrala al foco,
ché questa è un'arte che i segreti cela.
Tirinzia, al mio partir mancò sì poco
che in tua presenzia non restassi morta,
che con fatica i spirti ancor rivoco:
e se non che speranza mi conforta
che 'l mio ritorno a te debba esser presto,
l'alma se ne verria dal dolor scorta.
Tanto a servire il tener patre resto,
quanto in speranza di salute io el senti,
ché ora il partir gli seria pur molesto;
fra tanto là dove non van contenti
augurami talor, col corpo, intendi,
ché 'l spirto gli è, se intrar gli ponno i venti;
e se piacer o affanno sola prendi,
mandane a me la parte, ch'io non voglio
che d'infida compagna om me riprendi.
Se pati, io de leticia mi dispoglio;
se godi, ancor ch'io sia de afflicti un specchio,
d'ogni passion, d'ogni dolor mi toglio:
ad imitarti in tutto io mi apparecchio,
a lacrime, a suspiri, a suoni, a canti,
o sia novo dolore, o caso vecchio.
Penso in quest'ora che in la cetra canti,
e in questo pensier godo, e puoi m'adiro
quando le carte io non ti tengo inanti.
Per questo mio tugurio s'io mi giro,
Tirinzia udir mi pare, e indietro volta,
non scio se è falso, o pur viva te miro;
puoi, quando son da quel pensier distolta,
— Ohimè, — dico — io son pur da quella absente
che fa felice chi la vede e ascolta! —
Vorei bene essere io, che le presente
mie t'aportasse; ma ragion m'affrena,
e la pietà paterna no 'l consente.
In tela Progne scrisse a Filomena,
in tela ancor Penelope ad Ulisse
fece e disfece la sua acerba pena;
se in questo ancor la tua Silvia ti disse
quel che più voluntier diria lei stessa,
legil, ché 'l cor, non sol la man, te 'l scrisse.
A te venir me è libertà concessa;
la fede ti lasciai, l'onor mi sprona,
ché mantener si dié cosa promessa.
Qui dov'io sono ogni om di te ragiona,
ogni om te è servo, ogni pastor t'adora,
ogni om la statua tua de fior corona:
non pensar dunque ch'io m'aresti un'ora,
facto il pietoso officio, a te venire,
ché l'alma senza il cor mal fa dimora.
Più ti vo' dir, che per poter fugire
con men fastidio questi pochi giorni,
la mia capanna ho preso a stabilire,
e benché quella a mio potere adorni,
non creder già, como el partir s'appressi,
se tutta fosse d'or, che a te non torni;
né credo aver cusì veloci messi
che inanti al mio venir possa advisarti,
ch'io a te non gionghi prima il gionger d'essi.
Or su, littera mia, con questo parti,
signata di man propria, il giorno e il mese;
e se in man d'altri alcun volesse darti,
questo Ti. soprascripto fà palese.