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By Niccolò da Correggio

Con agreste liquor, cibo de villa

dove or mi trovo, ho scripto in questa tela,

ché littra fra pastor non si sigilla:

se quel che in sé contien non si rivela

sùbito a gli occhi, e tu mostrala al foco,

ché questa è un'arte che i segreti cela.

Tirinzia, al mio partir mancò sì poco

che in tua presenzia non restassi morta,

che con fatica i spirti ancor rivoco:

e se non che speranza mi conforta

che 'l mio ritorno a te debba esser presto,

l'alma se ne verria dal dolor scorta.

Tanto a servire il tener patre resto,

quanto in speranza di salute io el senti,

ché ora il partir gli seria pur molesto;

fra tanto là dove non van contenti

augurami talor, col corpo, intendi,

ché 'l spirto gli è, se intrar gli ponno i venti;

e se piacer o affanno sola prendi,

mandane a me la parte, ch'io non voglio

che d'infida compagna om me riprendi.

Se pati, io de leticia mi dispoglio;

se godi, ancor ch'io sia de afflicti un specchio,

d'ogni passion, d'ogni dolor mi toglio:

ad imitarti in tutto io mi apparecchio,

a lacrime, a suspiri, a suoni, a canti,

o sia novo dolore, o caso vecchio.

Penso in quest'ora che in la cetra canti,

e in questo pensier godo, e puoi m'adiro

quando le carte io non ti tengo inanti.

Per questo mio tugurio s'io mi giro,

Tirinzia udir mi pare, e indietro volta,

non scio se è falso, o pur viva te miro;

puoi, quando son da quel pensier distolta,

— Ohimè, — dico — io son pur da quella absente

che fa felice chi la vede e ascolta! —

Vorei bene essere io, che le presente

mie t'aportasse; ma ragion m'affrena,

e la pietà paterna no 'l consente.

In tela Progne scrisse a Filomena,

in tela ancor Penelope ad Ulisse

fece e disfece la sua acerba pena;

se in questo ancor la tua Silvia ti disse

quel che più voluntier diria lei stessa,

legil, ché 'l cor, non sol la man, te 'l scrisse.

A te venir me è libertà concessa;

la fede ti lasciai, l'onor mi sprona,

ché mantener si dié cosa promessa.

Qui dov'io sono ogni om di te ragiona,

ogni om te è servo, ogni pastor t'adora,

ogni om la statua tua de fior corona:

non pensar dunque ch'io m'aresti un'ora,

facto il pietoso officio, a te venire,

ché l'alma senza il cor mal fa dimora.

Più ti vo' dir, che per poter fugire

con men fastidio questi pochi giorni,

la mia capanna ho preso a stabilire,

e benché quella a mio potere adorni,

non creder già, como el partir s'appressi,

se tutta fosse d'or, che a te non torni;

né credo aver cusì veloci messi

che inanti al mio venir possa advisarti,

ch'io a te non gionghi prima il gionger d'essi.

Or su, littera mia, con questo parti,

signata di man propria, il giorno e il mese;

e se in man d'altri alcun volesse darti,

questo Ti. soprascripto fà palese.