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Venti perversi, inesorabil onda
Volgon la Nave mia per l'Oceano
Di questa Vita misera, che invano
Tento addolcir, così d'amaro abbonda.
Ma bench'Io più non speri aura seconda,
La qual mi rende il cammin dolce e piano,
Non farò co i lamenti, e 'l pianger vano
La mia tempesta altrui grave o gioconda.
Veggiami innanzi omai naufragio, e morte:
Non mi duol, né mi sdegno, e in mar turbato
Posa la mente mansueta e forte;
Ché se nel Cielo esser non puossi errato,
E se dal Ciel proviene umana sorte,
Folle è colui che non consente al Fato.