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By Girolamo Malipiero

Ben mi credea che fosse tempo omai

che dal tetro camin tornassi a dietro,

senza altro studio e senza novi ingegni.

Or lasso, se dal cielo i' non impetro

l'usata aita, a che condotto m'hai,

uman desir, che tal arte m'insegni

(ben so, s'io me ne sdegni)

che del divino onor m'hai fatto ladro?

Tu il mondo pur leggiadro

ci fai parer, ed è pieno d'affanni.

Però se ne' primi anni

errai, or altro stil prender bisogna,

ch'error in crini bianchi è gran vergogna.

Quel ben in cui pensai già d'aver vita,

s'agguaglio a le divine alte bellezze,

dolenti i spirti restan, che cortesi

e pronti furo in seguitar richezze

e piacer, ch'a ben far non danno aita,

anzi per quei sovente il ciel offesi

oppresso da gran pesi

del corpo, che pur giù mi tra' importuno.

Or poverel digiuno

volgomi ad altra parte e miglior stato,

acciò non sia biasmato,

e se fui tardo, la pietà m'escuse,

che l'orecchie di Dio non ten mai chiuse.

Cercato ho indarno già vie più di mille,

per provar se potesse mortal cosa

tenermi lieto senza Dio un sol giorno,

però l'alma, ch'altrove non ha posa,

sospira pur a le sacre faville

del sommo amor, al cui calor io torno,

che 'l ghiaccio che m'è intorno

risolva, e acciò non perda il ben ch'i' bramo,

e come augello in ramo,

per visco i' non sia preso e a morte colto,

tener vo' fiso il volto

a chi sta in croce, di cui sol un sguardo

fruir per gran desio nel cor tutto ardo.

Spirti o felici in ciel, ch'in quelle fiamme

vivete, come in foco salamandra,

ove si gusta amor quanto si vole,

ma non già qui, dove sì dura mandra

de' sensi avezzi ognior contrasto famme,

e 'l mondo falsamente (come suole)

pien di rose e viole

si mostra, e fassi tosto un freddo ghiaccio:

però i' mi procaccio

ivi più degni cibi al viver curto,

dove d'Adamo il furto

pagò Iesu, col qual l'alma è contenta

star ferma ogniora, pur che 'l suo amor senta.

Or questo è quel desio ch'io provai sempre

da che i raggi dal ciel sparsi in me vidi,

che mi fecer cangiar vita e costume.

Se la terra e del mar cercasse i lidi,

non troverei giamai sì dolci tempre,

non acque sì soavi in alcun fiume,

né così chiaro lume,

sì come in te, o Signor; però i miei spirti

coglio ch'io possa dirti:

son tutto a te. Ma perché 'l dir è parco

il tuo amoroso arco

feriscami sì che d'amor io mora,

ch'un bel morir tutta la vita onora.

Chiusa fiamma è più ardente, e se pur cresce

in alcun modo, più non può celarsi.

Signor, il so, che 'l provo a le tue mani,

che quando del tuo amor m'accesi ed arsi,

tutto mi diedi a te, e assai m'incresce

del tempo ch'in paesi già lontani

io spesi in pensier vani.

Ora, perché del bene, a cui m'adduce

la tua spirata luce,

talvolta ven mancando al cor la speme

e ciò forte mi preme,

fa', prego, che 'l desir ch'a te mi mena,

non cessi unquanco, e mi trarrà di pena.

Vero è, Signor, che m'è pur gran tormento

che ti fui ingrato. Ora da te perdono

io cheggio, che dovea pur torcer gli occhi

dal falso lume, e di Sirene al suono

chiuder gli orecchi. E se di ciò mi pento,

non consentendo che più al cor trabocchi

pensier, ond'in me sciocchi

colpo mortale chi a mal far fu 'l primo,

ben credo e dritto estimo

che tua pietà, ch'al perdonar ven tosto

a l'uomo ch'è disposto,

di me altro non farà che quel che soglia,

in festa convertendo ogni mia doglia.

Canzon, vedi ch'al campo

del sacro amor son giunto, via fuggendo

ogni altro, e mi riprendo

ch'io fui pur tardo a sì amorosa sorte,

che vince inferno e morte.

Servo di Dio che queste rime leggi,

ben non ha il mondo ch'amor tal pareggi.