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S'io potessi di fuor mostrare aperto
gli orribili martiri,
ch'io sostegno nel cuor, madonna mia,
maravigliar fare'vi, e so per certo
che non senza sospiri
legger potreste la scrittura pia,
ripensando sovente ch'a me sia
convenuto negar quel ch'io più bramo.
Or più che mai mi chiamo
nimico di Fortuna e di me stesso,
fuggendo quel ch'io bramo e ho promesso.
Non so di cui doler mi debba in prima,
o del folle disio,
che tanto stoltamente mi trasporta,
ponendo mia speranza in quella cima,
dove mai il poder mio
salir non può, ché sua virtù nol porta;
o della ria Fortuna tanto accorta,
ch'a tutte le mie imprese s'attraversa,
e 'n fondo mi riversa,
troncandomi del cuor ogni speranza,
ch'a mia beata vita dié sostanza.
Ella ha ver me quegli animi infiammati,
non ragionevolmente,
ch'a mio fallir dovriano essere scudi,
e poi dall'altra parte ha stimolati,
con atto irriverente,
i rustici insensati, alpestri e rudi,
per false conietture e segni nudi
di ciascun verisimil fondamento;
onde, s'i' mi spavento
dal luogo dove Amor m'invita e mostra,
il fo per conservar la fama vostra.
E non crediate che viltà di cuore
a questo punto m'abbia
dal voler primo indietro risospinto:
ché se 'l furor, ch'è dentro, così fore
mostrasse la sua rabbia,
ciascun di noi l'infamia avrebbe tinto;
ma 'l fren della ragion in questo ha vinto,
ché la 'ngiuria e l'amor non m'ha commosso,
e ben sostegno addosso
d'ambedue queste cose tanto incarco,
ch'ha troppo teso e presso rotto l'arco.
La vile e bassa condizion di quelli,
che sottoposti sono,
sempre contro a' maggior d'invidia accende,
e falli calcitrando esser ribelli
al magnifico trono
di quel Signor, che le sue grazie spende
diversamente quanto si distende
del suo voler l'ineffabile avviso.
Dunque mirando fiso,
qui nuoce invidia, e non altro rispetto,
che contro al suo maggior move il suggetto.
L'ardentissimo fuoco, ond'io sfavillo
parole sì cocenti,
e la turbida nebbia degli sdegni,
che del mio petto sereno e tranquillo
ha mossi tanti venti
di sospir gravi e fatti gli occhi pregni,
non m'è sì duro, ch'agguagliar convegni
a quel ch'i' ho di voi pe' grandi errori,
che' vostri servidori
con tanta irriverenza hanno commessi
di parole e di fatti troppo espressi.
Non perciò dico che vostra clemenza
si turbi o si commova
contro del lor fallire a far vendetta;
ma con dolcezza loro sconoscenza
domar sia vostra prova,
che tanto eccesso più non si commetta;
sicché la vostra fama pura e netta
per lor falsi sospetti non offuschi:
se sono in vista luschi
chi ha due occhi non voglian guardare,
ché saria cosa da non comportare.
Fortuna cogli ostacoli nocivi
potrà ben dipartire
la corporal presenza spesse volte;
ma perché suo poder tutto sia quivi,
non potrà conseguire
che l'anime congiunte sian disciolte.
Or per non abbondar parole molte,
priego, s'a voi mio priego è nel cospetto,
che ciascun fatto o detto
contra di voi 'nfin qui dimentichiate,
e me per vostro servo sempre abbiate.
Va, canzon mia, dove que' che ti manda
più tosto andar vorrebbe,
ma 'l suo andar sì giusto non sarebbe.