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By Celio Magno

Già fu che, stolto, io non credea possente

volto di bel fanciullo ardermi il core,

mentre amor feminil chiusa la mente,

da pria mi tenne in troppo cieco errore;

or che, mercé del ciel, l'anima sente

le forze al fin di sì soave ardore,

l'altro dispregia, e stupor anzi prende

come per donne Amor suo foco accende.

Tal chi prima gustò, di Bacco amico,

spremendo l'uve il nettar dolce e grato,

de l'acqua diventò schivo e nemico

ch'era a mensa bramar pur dianzi usato;

così trovando in cavo tronco antico

famelic'orso il mel non più gustato,

le ghiande lascia e 'n tutto a sdegno l'have,

accorto fatto del licor soave.

Donna, voi, ch'io già tenni angel celeste

sceso a farmi qua giù beato a pieno,

cedete il vanto pur ch'allor n'aveste

al volto del mio Tirsi almo e sereno;

perché quanto or di ben dar mi potreste

lo stimerei d'un sol suo guardo meno:

e nel suo amor più tosto aver tormento

che nel vostro, torrei, viver contento.

Quanto m'è dolce più che 'l cor mi leghi

a la sua chioma inanellata e bionda;

e che sue forze in me tutte dispieghi

da quella fronte Amor chiara e gioconda;

e ch'indi spesso i miei cocenti prieghi

cortese ascolti, e lor grato risponda.

Quanto m'è più soave, in lui da presso

mirando, tutto in lui perder me stesso.

Vince il mio Tirsi al bel purpureo viso,

agli occhi vaghi ed al gentil sembiante,

Ales, Adon, Giacinto, Ila e Narciso

con qualunque altro di beltà si vante.

ancor direi che Giove in paradiso

di men degno fanciul si gode amante:

ma temo a lui non scenda in novo augello

per farne sé più lieto e 'l ciel più bello.

Dolce mio caro aventuroso foco,

luce degli occhi miei sola e gradita,

che 'l mio cor sollevando in nobil loco

mi rinovasti a più felice vita,

e in cambio d'un piacer fallace e poco,

gioia mi fai provar vera infinita:

scorgi tu dentro in me quel ch'or desio

dirti, e spiegar non puote il canto mio.