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Ninfe e Pastori, al sacro avello accanto,
Che 'l cenere d'Aurano in sé rinserra,
Tutti v'invito, e vi precorro al pianto.
Breve sasso rinchiude e poca terra
Chi, empiendo 'l Mondo di sue eccelse gesta,
Fece al vizio e all'obblio continua guerra.
Cessino i canti, e 'n flebil voce e mesta
Lagrimando su i nostri acerbi affanni
Di gemiti rimbombi la foresta.
Deposte le ghirlande e i verdi panni,
Scinte le vesti e scarmigliati i crini,
Pianga il popol d'Arcadia i comun' danni.
È morto Aurano: oh nostri rei destini!
Oh dolor sommo! ah nostri erranti passi!
Chi fia guida in sì torti aspri cammini?
Chi 'l bel sentiero, onde alla Gloria vassi,
Fia che ne additi, e chi baldanza al piede
Darà fra balze e dirupati sassi?
Prudenza, maestà, fortezza, e fede,
Tutte in quel nobil sen vivean rinchiuse:
Or chi è fra noi di tante doti erede?
Ah, ch'al suo chiuder gli occhi i lumi chiuse
Virtute, e cinta d'atra vesta negra
Di mortale pallore si difuse.
Languì natura sconsolata ed egra,
E, di gemme spogliato il verde manto,
Per novella stagion non si rallegra.
Ninfe e Pastori, al sacro avello accanto
Più di noi che di lui pietà vi porte:
Io vi precorro, e già comincio il pianto.
Anima grande, cui spietata morte
Sciolse da questo fral carcer terreno,
E 'n quella parte festi il Ciel sereno,
Per cui passasti alla beata Corte,
Tu in pace or siedi, e le fallaci e torte
Nostre vie miri, e n'hai pietate in seno;
Non piangiam te, ma noi, cui venner meno
Le tue virtù, che fur già nostra scorta.
Tu dal tuo Ciel con scintillanti rai
Tranquilla or splendi, mentre te richiama
Arcadia tua con sì frequenti lai:
Certo all'età chi mira ed alla Fama
Ed alla gloria tua vivesti assai,
Ma poco a noi, poco alla nostra brama.