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By Antonio Tebaldeo

A che sì il timor mio vi anoia e spiace?

E tanta ira vi adduce e tanto sdegno?

Deh! se ei mi rode come tarlo legno,

fate che almen con voi, donna, abbia pace.

Nacque d'amor paura et è seguace

di qualunque intra in l'amoroso regno.

Caro esser vi dovrebbe un simil segno,

ché a conoscer che un ami è il più verace.

Il dirmi ch'io non tema è un dir: “Disama!”

Non posso! Né tal voglia in te cadria,

ché human non è chi amato esser non brama.

E quel che fa maggior la pena mia

è ch'io veggio che il cor vostro non ama,

riprendendo nel mio la gelosia.