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By Ludovico Leporeo

Dio mi guardi dai dardi d'avversari,

Che il seno han pieno d'odi e vituperi,

Di finte lodi, frodi, ed improperi,

Corteggiani inumani sedentari.

Non vo' più servitù, parti o salari

Da prelati o crociati o grandi esperî,

Ma dire messe spesse ai cemeteri,

Di settesmi, trentesmi, e anniversari.

E quindi è, per mia fé, che non m'imbori

A soffrir soma in Roma, e mi discurî,

Né di favor di gran signor mi glori.

Non val che il ciel crudel chiami, e l'ingiuri,

Ma pria che morte in corte mi discorî,

Ritorni egro di scorni a' miei tuguri.