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Standomi all'ombra di un antico alloro,
Vario e strano spettacolo m'apparse,
Ch'io 'l penso e il credo appena, io che 'l vedea.
Io vidi un Giglio dalle foglie d'oro
Su vago stelo di smeraldi alzarse,
E cento fiori, e cento intorno avea.
Ciascun di lor parea
Voler co' pregi del congiunto odore
Vincere il regio Fiore;
Ed ei vinceali, quanto le superbe
Schiere de' vinti fior' vinceano l'erbe.
Indi del Colle in sulla cima aprica
Gloriosa mirai Palma sublime,
Che mille imprese incise ha sulla scorza.
Stringesi incontro a lei Gente nimica
Invidiosa dell'eccelse cime,
E si appende a' bei rami, e al suol la sforza.
Ma non cede alla forza
L'inclita Pianta, e più si spinge in alto
Quanto è maggior l'assalto;
E seco alza i nimici, e qual si vede
Pender piangendo, e qual caderle al piede.
Stavasi appiè del Colle un Leon fero,
Ma di sì bella maestate adorno,
Che alletta e piace, allor ch'ei dà spavento.
Lo cinge intorno esercito guerriero
Di Fere; e tanta ei ne fa strage intorno,
Che non sembra un Leon, ma sembran cento.
Strano, ma bel portento:
Ch'io era di mirar quasi già stanco,
Ei no di vincer anco;
Pago non è, se mille Fere uccida:
Stassene, e rugge, e più ne chiama e sfida.
Volgomi al Ciel per dire: “Oh Ciel, che fia,
Cielo, e quai meraviglie io veggio in terra!
Chi mi svela i misteri a parte a parte?”
E veggo il Sol, che mille a fronte avia
Nubi, e tutti i Pianeti a fargli guerra
Sotto la scorta dell'acceso Marte.
Io non so dirvi in carte
Quel che fa 'l Sol delle minori Stelle.
Ei le combatte, ed elle
Cedono il Polo; ogn'altra nube intanto
O fugge, o sotto al Sol si scioglie in pianto.
Tornai col guardo in terra, ed ecco io vidi
Fiume venir, che mena onde reali,
E vidi insulle rive un popol folto.
V'è chi vorria far argine in su i lidi,
Altri pensa alla fuga, e chiede l'ali,
E pensa imprigionarlo altri più stolto.
Ma già rotto e disciolto
Esce dall'alveo il flutto, e seco tragge
Uomini, armenti, e piagge,
E più popol non veggio, argini, o sponda,
Ma solo il Fiume, ch'ogni cosa inonda.
Alfin riedono i campi, e sparve il fiume;
E un Cavalier vegg'io col brando ignudo
Su bel Destier, che tocca e sdegna il suolo.
Egli ha corona d'or sotto le piume
Dell'elmo, e tien dipinto in sullo scudo
Il Mondo, e fuor v'è scritto: “È di me solo”.
Io temea stragi e duolo,
Ma quando osservo ben l'arme vittrici,
Ei non ha più nimici,
Ché tutti ha vinto alfine, e sol per gloria
Passeggia il Campo della sua Vittoria.
Canzon, va' sulla Senna
Al Re, ch'or contra tutti è solo in guerra,
E di': “Sovra la terra
Tai di te veggo imprese, o gran Luigi,
Ch'omai sembrano sogni, e son prodigi.”