36 [Di anonimo]
Questa aulente rosa, colorita e frescha,
sotto bruno piacevile e honesta,
al mio quor furut'à d'una saetta
d'amoroso foco che non si scingne a fretta.
Dico di questa bella e cara vedovetta,
con l'angelico volto e la boccha vermigletta,
con sua chiara luce gaia e fresscha,
co' 'l piglo bruno che à in sua testa,
con isguardo allegro che su' alma non resta;
suo riso isguardo che ben si manifesta.
Sopra sé va che pare una maestra,
come grua ritta, che par un asta,
al ben far corrente com'aqqua in lastra,
et di mal fare mai non s'infrasscha:
ben fa per Dio e l'altrui non rasspa.
Dico di questa angelica donna
che fatto m'à del mi qor al su' madonna,
con bruna vesta e cara gonna.
Per sua corteçia (questo non è mensogna),
di suoi veste spogliarsi sensa rampogna,
altri riveste cessandoli vergogna.
Ell'à scienza che par che vengha da Bologna:
ben la proferisce e suoe parole adorna.
Chi sta ritto e chi s'apoggia a colonna,
ché nimo vi dorme e non vi si sogna
a quel dolce parlare, c'ognun guarda su' ombra.
Sua fama è spansa per ogni camino e torma,
che là unde si parte lassa su'orma
ché propria pare una tomba di scripture cinta,
c'ognun vi legge e quivi s'informa.
Or, qual quor sarebbe quello
che non vollesse stare intorno a quel drappello,
sempre toccarlo e un pogo vederlo,
e suo animo satiare di quello ostello,
've non biçogna punta di coltello
a quel dolce udire gratioso e sì bello?
Quivi vorrei fare sempre mi' fermo
et pascerne ogni mio caro membro
di quel caro cibo aulente e bello
che neun teçoro si pareggia a quello.
Di senno compiuta piò ch'è Messer Johani d'Auleggio,
et ognun che va in un pellegrineggio
dimandi di questo chiaro compimento
che 'n costei regna con grande avenimento
et da lei nimo faccia partimento.
I' non son colui che voltar mi voglia né girare,
ma a llei ubbidire e sempre stare,
poi che dal creamento mi funno messe l'ale,
a llei esser subgetto e neuna piò amare.
El mi' qor, non mi fai se non molestare,
dicendo: – Sempre a llei serve come li pare –.
Chi ode e intende quel suo vessoso raginare
che di sua boccha esce, sensa mancare
parola né silaba che giova adimandare,
ch'altri che Deo non la può avansare;
ma ella sempre piace a llui, sensa negare
i suoi comandamenti, con sempre diçiare
gran martiro sostenere prima che lui abbandonare,
là unque gisse, per terra o per mare;
Dio profonda chi questo non vuol fare!
Canson, tu vedi bene mio intendimento,
quant'è fedele, di sempre essere atento
a quella che, con gran tormento,
chiuso sono d'ogni mio talento;
e pregala che a compimento
per lei non muoia con asprimento,
ché quando io lei non veggio
altra pena a Dio non chieggio.
E se rimedio non ò da tal danneggio,
affogar mi posso in gran peleggio
e di me verrà come dileçço
ché 'l mare non sosterà tanto puleggio.
Di', me misero, ché non mi raveggio?