36. Rosa aulente (Discordo).
Rosa aulente,
splendïente,
tu se' la mia vita,
per cui vivo
più pensivo
che per Dio romita;
da paura
non si cura
giaunque la ferita
ch'agio al core;
del tuo amore
l'arma m'è fallita.
Se tu non mi doni
conforto ned aiuto,
perdoci la personi
com l'orno ch'è 'mpenduto.
Dunque ci provedi,
piacente criatura,
chè ben conosci e vedi
ch' io sono in aventura;
donami conforto,
angelica semblanza,
ch'io non divegna morto
per troppa dimoranza.
Tu se' più piagente,
aulente fior rosato,
che non è il sol lucente
da mat<t>ina levato.
Fiore e foglia,
la tua voglia,
per Dio, l'umilìa;
lo cor doglia
sì, non teglia
la speranza mia;
la tua ciera,
dolze spera,
che lo cor conduce,
m'è si fera
fosse vera,
morte al cor m'aduce.
La tua luce,
che riluce
sovr'ogne altro splendore,
già consuma
me ch'al<l>uma,
sì mi distringe amore;
sì m'à priso
e conquiso
di cor tua benvoglienza,
che neiente
'nfra la gente
pare mia benvoglienza.
Chi mi vede
di te crede
ch'agia pensagione;
la mia fede
mi concede
ch'egli agia ragione:
chè 'l mio core
sta 'n er<r>ore
pur di te pensare;
a null'ore
fa sentore
se non di te amare.
Io ti prego
senza nego
che n'agio pietanza;
teco lego
me col prego
e tut<t>a mia speranza,
che conforti
me che sporti,
ch'era senza noia;
che non porti
di conforti
ne l'angoscia croia;
. . . . -oni
. . . . -oni
. . . . . . . -orti
. . . . -oni
gioi mi doni
ch'amor non m'amorti.