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By Niccolò da Correggio

Stagione aprica, natural tesauro

che la gran matre gravida apresenti,

al mondo e a gli animal dolce ristauro,

iubilon teco tutti gli elementi

e Zefiro lascivo or va tra ' fiori,

scacciando Borea e i contumaci venti;

le vesti adorna de varii colori

Flora a la matre, e par che con misura

ciascun rifragri in lei süavi odori.

La terra oggi si mostra una pictura,

corrono i fiumi a liquidi cristalli

e l'erbe a rinfrescar ciascun pon cura.

E ruscelletti con qualche intervalli

s'aprono e serran murmurando insieme,

bagnando i fior bianchi, vermigli e gialli.

Progne ritorna da le parti extreme

a le case fideli ove s'annida,

e Filomena, lei vedendo, geme.

Ogni animal pudico or muge e grida

drieto a l'amata sua, tal forza ha Amore,

e ogni cosa animata in lui si fida;

le piante adesso mostrano el vigore,

e ogni arbor il suo innesto abraccia e stringe,

e suda e sparge il suo fecundo umore;

Febo di bel color le guanze tinge

di novo a Europa, che di vaghi inserti

ancor le corna al suo bel tauro cinge.

Le fere oggi ne gli orridi deserti

placide stansi, inamorate e mite

e i satiri ne van nudi e scoperti;

le vipere e murene sono unite:

per amor quelle lasciano il veneno,

quell'altre l'acque, ove si son nutrite;

ogni bosco de ucelli e canti è pieno,

ché a gli animal non sol che stanno in terra,

ma in aria ancora, Amor riscalda il seno.

Ogni pastor le stalle ormai disserra

e i greggi stan pei prati, ove si vede

fra gli arieti aspra e amorosa guerra:

il victo al vincitor sdegnoso cede,

fugge e puoi volta, e con le basse corna

rugendo raspa, e a la battaglia riede;

el vincitor a racociarlo torna,

e se tra lor pastor contesa nasce,

chi perde a quel che vince i corni adorna.

Puoi de gli armenti qual rumina o pasce,

qual posa e giace in solitaria parte,

e l'erba tronca a lor fiutar rinasce.

A questo tempo i cavaller di Marte

rivegon l'arme, lancie, foggie e bande

e da lor l'ozio in tutto se diparte;

e se in fiamme amorose alcun forsi arde,

a la battaglia a tutti è sempre inanti,

ché per amor si fan prove gagliarde.

Per te, lieta stagione, i naviganti

sulcare ardiscon le maritime onde,

né temon più de le sirene i canti;

per te le cose a ognun vengon seconde,

e in te, lieta stagione, Ecco dolente

a' suoni e a' canti e a ogni chiamar risponde.

Al casto amante per tuo amor consente

pudica cervia, e il fidele elefante

la moglie applaude con l'eburneo dente.

Tra le cose animate tutte quante,

e inanimate ancor, regna la pace,

e fra i pianeti e fra le stelle errante;

per tanto amor l'agricultore è audace

dissotterrar la vite e tòrgli i rami,

assicurato dal verno rapace.

Le api pel cibo n'escon fuor de' sami,

e intorno a' fior tanto soggiornon liete,

che con suoni il patron convien le chiami.

Se per caldo talor la terra ha sete,

l'aer pacato tal rugiada piove,

ch'ogni fior ride e l'erbe stan quïete;

l'aura suave murmurando move

le novellette frondi, e nulla piega

il tronco o ramo, anzi spirando il fove.

La pastorella su le scorze lega

rose e ligustri, e il pastor, che la brama,

la sua dilecta dolente prega.

Ogni ucellin con qualche verso chiama

in questo tempo la sua dolce amica,

ed ha ciascun qualche amorosa trama.

A la sua dolce ed utile fatica

il contadino adesso s'apparecchia,

che la famiglia con sudor nutrica.

Or, baiulando l'una e l'altra secchia,

la villanella cerca il chiaro fonte

e in quel si lava e lì tutta si specchia;

e tutte l'altre a' loro officii prompte,

qual zappa e sterpa, e quale a capre attende,

alor che pascon pendole sul monte.

Non stanno i pecorar più sotto tende,

ma sotto l'ombre con fistole e corni,

l'uno a suonar, l'altro a cantar contende;

per le selve oggi fan dolci soggiorni

i caprioletti e' donnellin vezzosi,

con preste fughe e veloci ritorni:

talor di qualche vana vista ombrosi,

l'un va a la buca e l'altro fuora n'esce,

puoi in un momento son tutti nascosi.

A vista d'occhio oggi ogni cosa cresce,

l'erbe e le piante e ogni ucellin s'accorge

che al suo desio l'affaticar rïesce.

Al puro argento ciascun fonte sorge

e quel che 'l verno avea giacciato e presso,

a larga mano primavera porge.

A tante grazie ripensando spesso,

pel commun ben mi alegro; e puoi, s'io guardo

al stato mio, miserrimo il confesso:

tanti anni son che l'amoroso dardo

mi passò il pecto e mai non si ralenta,

che ogni rimedio a me credo ormai tardo.

Ogni animale, ogni ucel si contenta

oggi d'amore, e il mostran con lor versi:

mia lingua è ognor più a lamentarsi intenta.

Dentro a limpidi fiumi chiari e tersi

notano i pesci: io in lacrime m'affoco

da l'ora e 'l dì che la speranza persi.

Fannosi inviti a l'amoroso gioco

con speranza di prole a ognun dilecta:

io per non generar, la morte invoco;

ché fructo bono vanamente aspecta

chi dà a la terra lo infelice loglio:

ché bon gran non può far semente infecta.

Ogni cosa se alegra, ed io mi doglio;

e per le certe tue promesse spera

ciascun de rivestirsi, io mi dispoglio;

il rinverdirsi è la speranza vera:

io che pallido sono, e macro e secco,

in dolor fermo, ho la mia vesta nera.

Per selve e boschi ognor vo cercando Ecco,

o il fido ucel che par che mai non bagni,

morto il consorte, in acque chiare il becco:

ché essendo Amor disposto ch'io mi lagni

e ogni dì nove cause a cause agionga,

almanco trovi al mio doler compagni.

Non può far che talor non si componga

a le molte querele un fier tiranno,

ché uno umil prego l'ira non prolonga:

io non a corso d'ore o a circul de anno,

ma a lustri ho già pregato e in prece sono,

ma impetrar grazia i preghi mei non scianno.

Però, stagione, a te chiedo perdono:

odio né invidia non mi move; io piango

solo i mie' casi e meco li ragiono.

Su questi sassi le mie membra frango,

e ogni ucel penne e ogni arbor nove foglie

rimette adesso: io al solito rimango.

L'uno amante con l'altro si raccoglie

a l'ombre e a i fonti, a cantar con lor cetre:

io in antri oscuri piango le mie doglie;

i mie' compagni son le fredde pietre

e quei suspir che a mio poter restringo

per men vergogna in le caverne tetre;

col fiato acceso il mio tugurio tingo

e su la tincta puoi col dito scrivo

o la inimica mia figuro e pingo.

Dòlmi ben che di te, stagion, sia privo,

che como gli altri te goder non possa,

anzi debba dolermi ch'io sia vivo.

Ogni natura ultimamente è mossa:

fino a li exangui insecti vanno a volo,

e io m'apparecchio a la perpetua fossa.

Io credo ben tra' miseri esser solo,

privo de la speranza a tempo tale

che ride il cel da l'uno a l'altro polo;

e quel che fa incurabile il mio male,

è che ogni aiuto e ogni consiglio sperno

e che la febre mia non è mortale.

Và a gli altri, primavera, e il freddo verno

resti a me dunque, puoi che cusì vòle

chi si è disposto che 'l mio mal sia eterno:

in questa parte più non splendi il sole,

né aiuti a propagar più seme al mondo,

puoi che non sono udite mie parole;

lieto, propizio e a ogni voler secondo

di ciascun animale il cel si presti,

in aria e in terra e al centro più profondo.

E se in angul dil cel son nembi infesti,

caggian su questa tomba, e ogni disgrazia

sopra Cingul pastore infausto resti,

che Amor sia stracco e la Fortuna sazia.