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Magnanimo Signor, l' altiero grido
del largo e liberale animo vostro,
che per questo e quel lido,
e d' altro adorno che di gemme e d' ostro,
andar vi fa di questo umano chiostro,
mostrato qual con molti essempi sia
assai m' aveva manifesti e chiari
la vostra cortesia;
or me, cacciato da venti contrari
per questi orrendi e tempestosi mari
d' empio destin, condotto avete in porto,
tal che col vostro aiuto il legno mio
securamente ha torto,
che sospinto da tempo irato e rio
mi portava lontan dal mio desio.
Con che dunque potrò l' obligo immenso
pagarvi mai di mercé tale e tanta,
ch' a lato a foco accenso
non sia spento carbon? Pria secca pianta
e del bel verde ignuda onde s' ammanta
produrrà frutti e fior, prima Aquilone
con Austro cangierà virtù e natura,
e fia Settentrione
umido e caldo, e di speme e paura
ogni cor privo, e dolce ogni egra cura,
che non mi stia ne la memoria scolto,
sì come in oro fin di Donna amata
il sospirato volto
del qual la vista vaga inamorata
cosa non vede più soave e grata,
l' atto vostro cortese e signorile
e 'l mio obligo grande, anzi infinito.
Ma che potrebbe stile
d' ingegno per suo onor mostrato a dito
cantar di voi, se tante arene il lito
non ha del Po dove s' ingolfa in mare
con sette foci, né tante aura estiva
col grato mormorare
erbette move e fiori in verde riva
o in colle aprico ove il suo fiato arriva,
quanti atti egregi e degni di memoria
di prudenza, d' ingegno e di valore
di voi canta la gloria?
Oh, s' alzar mi potesse al vostro onore
e gir pari al desio, ch' a tutte l' ore,
vago coi merti del gran vostro nome
di farsi eterno, a dir di voi mi sprona,
d' allor cinto le chiome
arder farei Ibero, Istro e Garona
di generosa invidia, e dove suona
spirto di voce o di parola umana;
ma quanto più d' alzarmi mi procaccio,
la speme frale e vana
più mi sgomenta, ond' io fatto di ghiaccio
v' onoro solo con la mente, e taccio.