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By Bernardo Tasso

Magnanimo Signor, l' altiero grido

del largo e liberale animo vostro,

che per questo e quel lido,

e d' altro adorno che di gemme e d' ostro,

andar vi fa di questo umano chiostro,

mostrato qual con molti essempi sia

assai m' aveva manifesti e chiari

la vostra cortesia;

or me, cacciato da venti contrari

per questi orrendi e tempestosi mari

d' empio destin, condotto avete in porto,

tal che col vostro aiuto il legno mio

securamente ha torto,

che sospinto da tempo irato e rio

mi portava lontan dal mio desio.

Con che dunque potrò l' obligo immenso

pagarvi mai di mercé tale e tanta,

ch' a lato a foco accenso

non sia spento carbon? Pria secca pianta

e del bel verde ignuda onde s' ammanta

produrrà frutti e fior, prima Aquilone

con Austro cangierà virtù e natura,

e fia Settentrione

umido e caldo, e di speme e paura

ogni cor privo, e dolce ogni egra cura,

che non mi stia ne la memoria scolto,

sì come in oro fin di Donna amata

il sospirato volto

del qual la vista vaga inamorata

cosa non vede più soave e grata,

l' atto vostro cortese e signorile

e 'l mio obligo grande, anzi infinito.

Ma che potrebbe stile

d' ingegno per suo onor mostrato a dito

cantar di voi, se tante arene il lito

non ha del Po dove s' ingolfa in mare

con sette foci, né tante aura estiva

col grato mormorare

erbette move e fiori in verde riva

o in colle aprico ove il suo fiato arriva,

quanti atti egregi e degni di memoria

di prudenza, d' ingegno e di valore

di voi canta la gloria?

Oh, s' alzar mi potesse al vostro onore

e gir pari al desio, ch' a tutte l' ore,

vago coi merti del gran vostro nome

di farsi eterno, a dir di voi mi sprona,

d' allor cinto le chiome

arder farei Ibero, Istro e Garona

di generosa invidia, e dove suona

spirto di voce o di parola umana;

ma quanto più d' alzarmi mi procaccio,

la speme frale e vana

più mi sgomenta, ond' io fatto di ghiaccio

v' onoro solo con la mente, e taccio.