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Questo riposto bel vago boschetto
d'ombrosi mirti e d'indorati allori,
non de' rozzi bifolchi o de' pastori
ma d'amorose dee stanza e ricetto;
ch'asconde in grembo un picciol ruscelletto
le cui rive ambe son pinte di fiori,
ove soglion talor Zefiro e Clori,
quando Febo arde il ciel, starsi a diletto;
ti sacra Tirsi, o faretrato arciero,
perché, qualor di saettar sei stanco,
quivi ti posi al mormorar de l'acque.
Ma tu di lei che tanto, oimè!, ti piacque
alquanto rendi il cor men crudo e fiero,
ond'ei, vinto dal duol, non venga manco.