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By Antonio Tebaldeo

Piange l'agricoltor, sospira e geme,

se le biade o le vite da tempeste

percosse vede o d'altra cosa infesta,

perché quello anno de l'inopia teme.

Et io non curo manchi il succo o il seme:

tal danno il viver mio nulla molesta.

Quando madonna di guardarme resta,

alhor doglia infinita il mio cor preme,

ché del suo lume sol mi pasco e vivo.

Posta ha in quello Natura il mio alimento

soave sì che ogni altro cibo ho a schivo.

E tal virtute ha questo nutrimento

che un sguardo sol me tien più giorni vivo,

né per gran copia mai satio mi sento.