370
Chi potrà mai con lacrimosi versi,
con rauca, sorda e stemperata lira
tanto, che al danno basti condolersi?
Italia in veste bruna oggi se mira,
ogni rector di lei, quantunque grande,
lugubre oggi si dòl, piange e suspira.
Li insubri templi, ciascun preghi spande,
per ubidire il suo signor dolente
elegi versi ogni poeta scande.
La terra de suo' fructi oggi se pente
e benché culta sia, non è fecunda;
motto di lei e subversion si sente.
De tanti pianti ciascun rivo abunda,
che omini, arbori, case, rupi e monti
prosterne e abatte e tutto il piano inonda.
Oggi dui lumi italici disgionti
son per mezzo di morte, ond'io confondo
puoi ch'el convien che un tal caso io raconti:
de le gran perse ha oggi facto il mondo
che far potesse o che abbia facto ancora
cercando l'universo tutto a tondo.
Morta è fra nui quella diva Eleonora,
che lume un tempo al vostro sexo porse
e più che mai col suo nome vi onora.
D'un tempo inanti al suo bel fin, s'accorse
del dì prefisso al desiato passo,
dal qual vivendo mai piede non torse;
esposto al casto toro il corpo lasso,
a poco a poco rasettando il dosso
che era affannato per un regno basso,
gionse a quel giorno che narrar non posso
se tu, mia Musa, grazia non mi porgi,
influendo a l'ingegno obtuso e grosso.
Tu sciai pur, Clara illustre, ove resorgi
col tuo splendor, che ogni intellecto alumi
e ogni nebbia dissolvi e in porto scorgi;
non cerco le Castalie in monti o in fiumi,
ch'oggi son meste, e obtenebrato è Apollo,
attoniti oggi sono in terra i numi;
non rinasce più in me sterpo o rampollo
di lauro verde, puoi che tu, mia stella,
desti partendo a la tua patria un crollo.
Or dovendo narrar tanta procella
sorta nel nostro mar, te sola invoco,
a te sola la lingua e il cor favella:
extincto è al pecto ogni amoroso foco,
trema la man, la mente è sì smarita,
che quel che dir dovria serà ben poco.
Avendo ogni sua cosa stabilita,
Leonora, de Ercul già cara consorte,
per far dal mondo l'ultima partita,
con animo real, costante e forte,
benché la messe ancor fusse immatura,
per tagliarla diè in man la falce a Morte;
qual piena di stupor, pietà e paüra,
al secul volta, disse: — A me ne dòle,
ma questo fo per ubidir Natura.—
La diva donna alor, como ella sòle,
intrepida a quel fin con gli occhi asciutti,
a i servi e a i figli usò queste parole:
— Restati, o mei fideli, in pace tutti.
Exempio al viver vostro sia el mio fine:
de l'arbor de la vita or coglio i frutti.
Non li aveano anco le giacciate brine
facti maturi, ed ecco un picol vento
li abatte, e tol le rose a le sue spine.
De la mia morte condoler vi sento,
forsi non consapevoli del stato
dove io mi trovo e d'ogni mio contento.
Quel ch'esser suol dal celo a pochi dato,
a me con tanta grazia ha Idio concesso,
che rimorso non ho d'alcun peccato.
Mortale e peccatrice fui, il confesso,
ma fuor che glorie e pompe e qualche sdegni,
capital vizio non me viddi apresso.
De virtüosi e perspicaci ingegni
fautrice fui, sol per augumentare
la mia Ferrara, e qui fur mei dissegni.
Altro non posso che ciascun pregare
che i figli col Signor servi con fede,
puoi che vui e loro or mi convien lasciare.
Tu, Alfonso, al patre tuo futuro erede,
ama iustizia e ai subditi clemente
sii sempre, e a' bisognosi abbi mercede,
al mio Signore e tuo padre ubidiente,
a Idio devoto, e per fugir li errori,
fà che sempre il tuo fine abbi presente.
I tuoi fratelli, benché sian minori,
figliol, como te istesso tractarai,
disposto sempre a suoi commodi e onori:
se bene il primo sei tra lor, pur sciai
che seti un sangue; io te li ricommando:
se da fratelli i tien, servi li arai.
E fra tutti i precepti, io ti commando
che questa gregge mia, morto il pastore
(che sarà presto), andar non lasci errando.
Puoi che veder non posso il mio Signore,
e darli i basi extremi e tòr licenzia
como ricerca el coniugale amore,
convien, puoi che a Dio piace, aver pacienzia:
tu acceptali per lui, e al suo venire
daglili in nome mio con riverenzia.
Digli: — Patre, Eleonora al suo morire
me impose questo, e seco se ne porta
quel che ad altri che a te non volse dire.
Ita te è inanti per fidata scorta;
cose vidde al suo fin, che non fu degna
vedere in vita, e però ti conforta.
Digli per parte mia che quel che regna
gran premio acquista a ben servar iustitia,
e a giongerli anni a vita il cel s'ingegna;
non abbi al iudicar odio o amicizia,
e a ciascadun dia el suo, ché aver bisogno
non può el Signore in chi non è avarizia.
Questo viver mortale è como un sogno
che qualche cosa pare, e nulla è puoi;
ma a lui che è savio dirlo io mi vergogno:
scio che fa tutto questo e dolce è a i suoi,
però viverà assai; e tu ancor nota
doppo lui esser tale a i popol tuoi. —
Basolli puoi e l'una e l'altra gota,
la bocca e gli occhi, e puoi lo benedisse
con una orazïon tutta devota.
E tutto quello che a benedir già disse
Idio di bene a Isac e al suo figliolo,
disse ella a Alfonso, inanti che morisse.
Ciascuno a udirla ne moria di dòlo;
puoi cordialmente la nora dilecta
ricommandogli per precepto solo.
La delicata figlia, una angioletta,
viver non si credea, per tanti pianti
e suspir che a gettare era constretta;
non rimasono in cel gerarchie o santi
che non chiamasse con preghiere e voti,
con parole da far romper diamanti.
La Duchessa Eleonora a' suoi devoti
gli ordini sacri adimandò portarsi,
parlando al confessor, gli altri remoti,
e i fisici rimedii, fe' levarsi
di camera, oramai inutili a lei,
e un sacro altar devoto fe' pararsi.
E reiterate quattro volte o sei
la confession di tutti i suoi peccati
(che più non fusser, Dio volesse, i mei),
di man de' religiosi e sancti frati
ministrato gli fu il cibo celeste,
e gli altri sacramenti tutti dati;
fugli doppoi la serafica veste
offerta inanti, da lei prima chiesta,
per le man monacali, caste e oneste;
rivolta a quella, con iubilo e festa,
— Ecco — disse — qui il fin d'ogni mia pompa!
De quante io n'ebbi mai, ne porto questa. —
Or qui convien che in pianto ognun prorompa:
el cugnato fidel, parenti e amici
aspectan che la Parca il fil gli rompa.
Non restavan più a far divini ofici,
ciascuno attento a lamentar suo' danni
de i fidel servi, miseri e infelici,
quando ecco sotto a obtenebrati panni,
vista da pochi, quella dea fatale
gli svelse il crin, nel più bel fior de gli anni.
Cusì la risanò d'ogni suo male,
e con breve suspir l'alma a Dio rese,
che appena si potete dirgli — Vale. —
Sbito che 'l suo fin di fuor se intese,
suspiri, pianti, gridi a maraviglia
se udì nel dolce popul ferrarese.
Ognun vestissi a bruna a basse ciglia,
e non solo i patricii, i plebei anco,
no i capi pur, ma tutta la famiglia.
Parea a ciascuno esser d'un membro manco,
e molti stenno al corpo morto intorno,
che nessuno a servirlo parea stanco,
quando al funebre e memorabil giorno
el Duca absente, in via mettendo penne,
a la mesta cità fece ritorno,
e benché fusse tardo, al corpo venne,
sul qual dal cor tante lacrime sparse,
ch'io credo umore in sé non si ritenne.
Né sol con gli occhi la consorte pianse,
ma con acti, parole e modi e gesti
intermisse orazion per quella fanse.
Con fratelli e figlioli e servi mesti
acompagnò quel corpo exanimato
ove insino al iudicio advien che resti.
Aveal questa Madonna in vita dato
al cemitero monacal di Clara:
con umiltà cusì lì fu portato.
Cusì fece da nui partita amara
Leonora, di Ferrando Re già nata:
Ercul la piange e se ne dòl Ferrara.
Felice in vita, or morta è in cel beata,
copiosa di quel ben che il cel dà raro,
al mondo e a Dio meritamente grata.
Vergine, al patre fu pegno sì caro,
che abenché ad Ercul la desse per moglie,
el partirla da sé gli parve amaro;
puoi del marito fe' si ben le voglie,
con lui regendo il degno stato antico,
che vestì seco le leonine spoglie.
A lo erede mantuan di Federico,
che è or marchese, diè la figlia prima,
la seconda al mio divo Ludovico
Sforza Vesconte, qual tanto or si extima,
che imperatrice ha facto de' cristiani
la sua nepote, e posto al solio in cima
de' Galli, de' Panoni e de' Germani;
non solo amato, ma extimato tanto
che 'l riveriscon tutti i re cristiani.
Questo ha vestito e puoi ornato il manto
al vicario de Cristo, e facto Marte
portare in terra il sanguinato guanto;
con ingegno, virtù, prudenzia e arte,
peculio, stato, tanti omini acquista,
che Iove seco il cel governa a parte.
Le celebrate ciner del Baptista
ne fanno fede, ove el creder non basti,
ché gli effecti non furon d'alchimista:
con umil modo, non con borie e fasti,
gli aspidi umilia e piega gli elementi,
como tu, Iosuè, che il cel legasti.
La affinità di lui fe' sì contenti
la morta donna e il car socer, ch'io penso
che lei dil gaudio ancor nel cel si senti.
E benché i gener sian ciascuno immenso
le figliole son tal che per virtute
el secul tutto gli dovria far censo.
De la diva Isabella serian mute
le lingue a parlar, tutte, e di Beatrice
le laudi a dir, nel cel già conosciute.
Di queste sue ben natural radice
ne vidde fructo a l'una, a l'altra speme,
ancor vivendo, l'alma genitrice.
Del seminato in lei coniugal seme,
a la porta del cel vidde da Pietro
un cardine formar con gli altri insieme;
e quello a cui va questo figlio dietro,
in Galia al Re cristianissimo è ito,
le cui promesse non fur mai di vetro.
El stato al suo consorte stabilito;
ingegno, ardire e grazia al figliol primo:
con questo andonne al celestial convito.
Però, Madonna, con ragione extimo
che Idio la riserbasse, e puoi la tolse
perché uom non sia felice in questo limo.
Agli undeci de octobre l'alma sciolse
quel corpo in quattrocento nono e trino,
como a Lui piacque, che per sé la volse;
e portata di Abram nel sancto sino,
al conspecto del Figlio eterno e Padre
col Spirto Sancto in un corpo divino,
vive ora in cel con l'angelice squadre.