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By Bernardo Tasso

Già il freddo orrido verno

che versava ad ognor grandine e gelo,

che ricopriva il cielo

d' un nembo umido eterno

e facea l' aere chiaro oscuro inferno,

se 'n fugge, e seco mena

le nevi, i ghiacci e i giorni brievi e rei

sovra i monti Rifei,

ove di rabbia piena

l' Orsa agghiaccia del ciel l' onda e l' arena;

già cogli occhi ridenti

la primavera candida e vermiglia,

leggiadra a meraviglia,

mostra a le liete genti

le sue rare bellezze e gli ornamenti,

e col volto di rose,

le labra di rubin, la treccia d' oro,

dispensa il suo tesoro,

e tante belle cose

quant' alghe ha il gran Tirren nel grembo ascose;

e dove il tenerello

piè stampa l' orme, germogliar fa l' erbe

rugiadose et acerbe,

e nascer tutto quello

che più fa il mondo colorito e bello,

tal che rende il terreno

in ogni parte sì fiorito e vago

che par proprio un' imago

del ciel quand' è sereno,

quand' è più chiaro e più di stelle pieno.

Rimira gli arbuscelli

spiegar al sol il suo bel crine adorno

di gemme intorno intorno,

e fra i rami novelli

far dolce albergo ai lascivetti augelli,

che quasi inamorati

de la nuova stagion, sfogano a gara

la lor dolce et amara

pena, e coi canti grati

empion di gioia le campagne e i prati.

Mentre che questi fanno

con l' armonia de la lor voce alterna

nota la pena interna,

il lor soave affanno,

e lodan lieti il più bel fior de l' anno,

tu, Capilupo mio,

cui del gran Mantovan la gloria aspira,

prendi la dotta lira,

che di gentil desio

le fiere accende e fa fermar il rio,

et altamente canta,

sì che la voce del tuo canto a volo

cerchi questo e quel polo;

non d' Ila o d' Atalanta,

ma del tuo gran Signor la gloria canta,

del cui valor felice

grido di fama illustre ne risuona,

tal che da la Garona

al loco u' la Fenice

s' orna di piume d' oro, ogni pendice,

ogni campo, ogni riva,

ogni valle palustre, ogni aspro colle

il suo bel nome estolle,

perch' “Ippolito” viva

infin ch' ogni onda fia di pesci priva.