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By Antonio Tebaldeo

S'io mi credessi che sì nobil sangue,

sì excellente beltà degnasse amarme,

vedreste in dir de voi sì pronto farme

che ogni poeta rimarebbe exangue.

Ma qualhor penso a mia bassezza, langue

speranza, e lei fuggendo fugge il carme.

Né altrimenti il valor sento mancarme

che se a caso calcassi il frigido angue.

Che fa gran cose far se non la spene?

Pur ardirei, se vi era data in sorte

bellezza sola: il sangue è che me tiene.

E perché in finger son le donne accorte,

prego, fuggitel voi, ché non conviene,

per far utile a sé, dar altrui morte.