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Io credetti, Stradin, che questa Strata,
che tanto ricordate a tutte l'ore,
fusse una stanza da starvi un signore
agiatamente colla sua brigata.
Ma io faceva una mala pensata,
ché s'ella è dentro, com'ella è di fuore,
Giovanni, io lo dirò con vostro onore,
non vi starebbe un'anima dannata.
Posta vid'io in foggia varia e strana,
fra sterpi e spine, o Cristo benedetto!,
come diresti, una casuzza nana.
Due finestrelle sole ha sopra il tetto,
e l'uscio poi, che par quel d'una tana,
con un monte di sassi al dirimpetto.
Le mura per diletto
son fesse e scalcinate pure assai,
piene di ragnateli e di vespai.
E in cambio di rosai
e di vivuoli, il tetto è tutto pieno
d'erba, che quasi è doventata fieno.
Ma s'io potessi appieno,
come di fuor, vederla tutta drento,
so ch'io farei paura a più di cento.
Chi vuol pien di spavento
vedere un luogo, od una casa orrenda,
da incantarvi i demoni, o la tregenda,
lasci ire ogni faccenda,
e con voi se ne venga, o Consagrata,
a questa villa vostra detta Strata.