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Sparso il crin di fioretti di ginestra,
Cieco d'Amor più che non son le talpe,
Così l'aria intronò con voce alpestra
Uom nelle membra imitator dell'Alpe:
“O ch'apra il Sol l'oriental finestra,
O che s'appiatti là di retro a Calpe,
O ch'io vada o ch'io seggia, Amor la destra
Arma di spiedo, e 'l cor mi lima e scalpe.
Quindi il mio ciglio, che splendea sì lustro,
Fatt'è per Galatea nubilo e fosco
Perpetuamente, o sia caligo o lustro.
Il mar, le rive, la montagna, e 'l bosco
Fann'eco al pianto mio, già cade un lustro,
E l'empia dice ancor: 'Non lo conosco’”.