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By Giovanni Boccaccio

Subita volontà, nuovo accidente,

volonteroso desider di fatto,

velocissimo e ratto,

Amor chiamato da ciascuno ignaro,

figurato se' ben propriamente

come dipinto se' stato ritratto;

sicché la forma e l'atto

risponde a te sanza nessun divaro;

onde color che prima ti formaro

conobbon tua natura per gli segni,

ché or ridi e or piagni,

ora scherzi, or t'adir come fanciullo,

che veramente segue ogni trastullo.

Quantunque falli, non è maraviglia,

chi ben riguarda le tuo condizioni:

le tuo operazioni

rispondon bene a te secondo el vero.

Tu se' dipinto con velate ciglia,

fanciullo ignudo, con piedi ad unghioni

pungenti più che sproni,

sempre con l'arco a saettar leggero,

ché vai vagando senza alcun pensiero

come colui in cui non è fermezza:

e la tua parvolezza,

trascorre sempre dove tu no 'ntendi,

figura il viso e gli occhi, che tu bendi.

Tua stolta volontà di voler vano,

l'essenzia tua essendo figura oscura,

palese rifigura

il nudo aspetto della tua sembianza.

O falso nome di volere umano

chiamato Amor, sollecita paura

fuor d'ogni dirittura,

volubile disio pien d'ignoranza,

fanciullo detto se' per la tua usanza.

Li momenti da cui sono commosse

le subite percosse

da tentazioni furiose e carnali,

non rappresentan altro gli tuoi strali.

Ahi quanti e quali mille volte e mille

n'hai mal condotti, vanità disfrena,

per far tua voglia piena,

e quanti n'hai condotti a mortal pena!

Chi da riprender più che 'l grande Achille,

credendo in te che giammai Pulisena

portasse una sol vena

d'amor, che morto avea suo maggior bene?

Ahi quanto arriva mal chi non s'astene

da tue bramose volontà moleste!

Per tuo forti tempeste

trecento mila tra greci e troiani

s'uccison mortalmente come cani.

La stoltizia tua mostrò Sansone

come bambin che nulla ha resistenza,

ché tutta sua potenza

e tutto suo podere abbandonone;

e per seguir tua voglia Salomone

perdé tutta la sua sapienza

e la divina Essenza

volonterosamente rinnegone.

Tu sempre fuggi da ragion, con fone

tenendo presi gl'ingannati affetti,

e sì li tieni stretti:

però dipinto se', come tu pigli,

co' piedi armati di pungenti artigli.

Per tuo voler fu cacciato Saturno,

Loferno ucciso per le man di Iuditte,

per te 'l signor Davitte

tradì, adulterò, fé omicidio,

per te fu morto il valoroso Turno,

per te le forze a Tarquinio sconfitte,

per te furon trafitte

le belle membra a Assalon, mal Cupido,

per te s'uccise la reina Dido,

per te suo padre abbandonò Medea,

per te il giovane Andrea,

fu si può dir pur ieri strangolato,

e tutto il regno suo vituperato.

Morto ne venne l'alto re Artù,

con cento milia cavalier pregiati,

seguendo i tuoi agguati,

sempre l'un l'altro a libito sconfisse:

principio d'ogni mal sempre se' tu,

trasciolta voglia corrente a' peccati.

Per te fur dinotati

li primi padri, che Dio maledisse:

per te fu sempre quanto mal si disse

dice e dirà mai per sino al fine:

ma le virtù divine

ti cacceran dal mondo (e così sia),

come tu se' cagion d'ogni resia.

Canzon, va palesando questo Amore,

dico di quel ch'ha le luci velate,

le membra travisate,

come di sopra figurato scrivo.

È una vanità piena d'errore,

volonterosa e serva libertate

di varia vanitate,

piacer corrotto e d'intelletto privo,

a chi più il serve disider nocivo,

disordinato, contr'ogni virtute,

nemico di salute.

Però chi ama onor da lui si guardi,

prima che 'l senta, ché poi saria tardi.