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By Chiara Matraini Contarini

Quant'è fallace e vario il nostro corso

e come a' be' desir volgon le stelle

contrario il tempo, ch'al pensier si cela.

Ahi, quanto il mio disegno oggi trascorso

vedo da quel, che l'alte voglie e belle

aveano ordito alla mia nobil tela!

Libera credev'io poter la vela

ferma tener de la mia ricca nave,

ed aver l'aure a' miei pensier seconde;

lassa, che sotto l'onde

la speme è gita, ed a giogo aspro e grave

l'alma mia quiete libera e soave.

Ma non può nocchier saggio o guerrier forte,

senza fidata guida o le fort'armi,

contrastare al nemico od a gli scogli;

così non poss'io gir contra ria sorte

cieca, e senza il mio Sol dritta guidarme,

e col nudo voler frenar suo' orgogli;

né posso far ancor ch'io non mi dogli

de l'empia e vïolenta mia Fortuna,

che mi diede e ritolse in un sol giorno

quel Sol, che d'ogni intorno

fe' l'aër lieto, or fa mia mente bruna;

ch'or foss'io spenta al latte ed alla cuna!

Ma di me stessa solo ho da dolermi,

ché per troppo mirar perdei la luce

per cui veder potea gli eterni campi;

or piango e grido, e co' pie' lassi e 'nfermi

cerco guidarla ancor là 've riluce,

né sentier trovo che dal duol mi scampi.

Ma s'avvien pur che quei beati lampi

riveda, e le divine alte promesse

sian stabilite in Ciel per mio destino,

per lungo, alto camino

seguirò l'orme sue ne l'alma impresse,

perché più chiara ad alto fin m'appresse.

Lassa, che parlo? Or se l'eterne rote

ferme non stanno, ma in contrario giro

volgon le stelle, e spesso a' nostri danni

quai promesse mortal, stabili, immote

trovar potransi, e lunge ogni martiro

aver nel lungo trapassar de gli anni?

Pur si deono schivare i certi danni,

e volger sempre a chiaro e divin segno,

con verissimi essempî, ogni consiglio.

Cade, qual rosa o giglio,

ogni nostro diletto e gran disegno,

se da salda virtù non ha sostegno.

Dunque per l'orme di virtute intendo

seguir mia stella, ch'a bel fin mi scorge,

ogni basso pensier posto in oblio;

né d'invidia o minacce il cor temendo,

lasserò il bel, che da lontan mi scorge,

per gli scogli contrarî al desir mio.

Tornin dunque i be' lumi, e 'l tempo rio

scaccin da l'onde, e con dolce aura e lieta

drizzin le vele al desïato porto,

anzi che sia risorto

il nuovo tempo, o 'l lucido pianeta

torni alla libra con sua giusta meta.

Canzon, chi tua ragion facesse oscura,

dille che non n'hai cura,

perché tosto averai chi dal bel velo

ti disciorrà, dov'io ti chiudo e celo.