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By Cino da Pistoia

I' no spero che mai per mia salute

si faccia, per vertute — di soffrenza

o d'altra cosa,

questa sdegnosa — di Pietate amica;

poi non s'è mossa da ch'ell'ha vedute

le lagrime venute — per potenza

de la gravosa

pena che posa — nel cor che fatica.

Però trovando pianger la mia mente,

i' vo dolente — così tuttavia,

com'uomo che non sente

né sa dove si sia

da campare altro che in parte ria.

Non so chi di ciò faccia canoscente

più l'altra gente — che la vista mia,

che mostra apertamente

come l'alma desia,

per non vedere il cor, partirsi via.

Questa mia donna prese inimistate

allor contra Pietate — che s'accorse

ch'era apparita

ne la smarrita — figura ch'io porto:

perché si vede tanta nobiltate,

così pone in viltate — che mi porse

quella ferita,

la qual è ita — sì, che m'ha 'l cor morto.

Pietanza lo dimostra; ond'è sdegnata

e adirata, — ché per questo vede

ch'ella fu riguardata

ne li occhi, ove non crede

ch'altri riguardi, per vertù che fiede

d'una lancia mortal, ch'ogni fiata

ch'è affilata — di piacer, procede;

i' l'ho nel cor portata,

da poi ch'Amor mi diede

tanto d'ardir ch'ivi mirai con fede.

Io la vidi sì bella e sì gentile

e di vista sì umìle — che, per forza

del suo piacere,

a lei vedere — menâr li occhi 'l core;

partîrsi allora ciascun penser vile;

ed Amor ch'è sottile — sì che sforza

l'altrui savere

al su' volere, — mi si fe' segnore.

Dunque non move ragione il disdegno,

ché io convegno — seguire isforzato

il disio ch'i' sostegno

secondo ch'egli è nato,

ancor che da vertù sie scompagnato;

per che non è cagion ch'i' non son degno,

ché a ciò vegno — com quei ch'è menato;

ma sol questo n'assegno,

morendo sconsolato:

ch'Amore fa ragion ciò che gli è a grato.