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"Rabbioso mare infra Cariddi e Scilla
Nell'onde sue voraginose assorba
Chi l'alma vite, onde ogni ben distilla,
Gode in veder digrappolata ed orba;
Né stella per lui mai lieta e tranquilla,
Ma sempre ruoti fulminosa e torba.
Su, Galatea, quella gran botte spilla,
E il suo nettare in Ciel Giove poi sorba.
In quello, in quello ambrispumante pozzo
Meco t'immergi, e lascia d'Aci il gorgo,
Povero d'acque, e limaccioso e sozzo.
Per te non poco vile umore accozzo;
Porporeggiante mare ecco io ti porgo,
Ecco cent'otri almibeanti ingozzo."