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Te, cui spinse di gloria un bel desio
Tutte a volger le antiche e nuove carte,
Con quai voci innalzar al Ciel poss'io,
Che non ho per lodarti ingegno ed arte?
S'io dirò che, già vinto il cieco obblio
E vinta invidia, in ogni estrania parte
Il chiaro suon di tue virtù s'udio,
Con aurea tromba dalla Fama sparte,
Poco dirò, che non aggiunge a quanto
Di te può dirsi, Antonio, e più fecondo
Campo di favellar mi s'apre intanto,
Mi s'apre il Mar del tuo saper profondo,
Che di solcar vorrei pur darmi il vanto,
Ma poi dico fra me: s'io passo, affondo.