384)

By Auteur inconnu

Te, cui spinse di gloria un bel desio

Tutte a volger le antiche e nuove carte,

Con quai voci innalzar al Ciel poss'io,

Che non ho per lodarti ingegno ed arte?

S'io dirò che, già vinto il cieco obblio

E vinta invidia, in ogni estrania parte

Il chiaro suon di tue virtù s'udio,

Con aurea tromba dalla Fama sparte,

Poco dirò, che non aggiunge a quanto

Di te può dirsi, Antonio, e più fecondo

Campo di favellar mi s'apre intanto,

Mi s'apre il Mar del tuo saper profondo,

Che di solcar vorrei pur darmi il vanto,

Ma poi dico fra me: s'io passo, affondo.