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"Ahi ch'io son morto: ahi ch'infernal Vesuvio
M'arde il petto in seguir la costui traccia;
Che fai, scarso Sileno? omai t'avvaccia
Di sbottar, di sgorgar di vino un fluvio.
Col tuo soave assonnator profluvio
Ogni mia pena micidial discaccia;
Sdegno, sete ed amor sommerso giaccia
Dentro a questo di Bacco almo diluvio."
Così, poich'ebbe tracannato a iosa
Cento gran' giare e cento, tombolando
Di qua, di là, senza trovar mai posa,
Sdraiato alfine e di sé tutto in bando,
Ei s'addormì, coll'ampia abbominosa
Bocca terribilmente rimugghiando.