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By Antonio Tebaldeo

Non creder, Signor mio, se te fia scritto

che il mal con che tu mi lasciasti in corte

abbia le membra mie robuste morte,

ma l'essermi il venir teco interditto.

Il fiero sdegno e l'acerbo despitto

che il mal debil trovaro il fecer forte.

Se spento sotto te m'avesse Morte,

era di me mille e mille anni ditto.

Come desdice ad huom chiaro in battaglia

su le piume finir il vital corso,

così a dextrier famoso in su la paglia.

Serba in memoria mia la sella e il morso;

e se a te non mi giova, almen mi vaglia

aver dato al tuo sol più volte il dorso.