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E quando fia che bella Pace amica
Con aureo piede a noi sen torni e, il freno
Marte mordendo, il fier suo corso arreste?
Ov'è, Signor, l'antica
Di tua pietade usanza? ove il sereno
Sguardo sterminator d'atre tempeste?
Dunque in petto celeste
Tant'ira ancor s'accoglie, e di saette,
Alto Dio di vendette,
Vòta non è la gran faretra eterna?
Ben so che morti e scempj
Giuri versar su gli empj,
Ma pur bontade il tuo voler governa:
E a disarmarti la possente mano
Non mai s'adopra umil preghiera invano.
Odi le miserande ultime voci
Dell'infelice Italia a te rivolta,
Che vita e pace e libertà ti chiede.
Vedi quante feroci
Spade di gente imperversata e stolta
Le stan già sopra, e quanti ferri al piede.
Ahi, che al furor già cede
La tua sposa diletta, e si scolora,
Se non che ad ora ad ora
La gran promessa, che di lei facesti,
E la serbata Nave
E l'una e l'altra Chiave
Rammenta, onde immortal regno le desti.
Ma intanto il gran Pastor lagrime versa
Sulla svenata sua Greggia dispersa.
Deh l'umil suon di numerose squille
Forza ti faccia, e i nostri lunghi pianti
Benignamente, o Re del Cielo, accogli.
Fa' che su noi sfaville
Raggio d'amor dopo tanti anni e tanti,
Che a giuste brame il cuor de' Regi invogli.
Tu gli aspri ondosi orgogli
Spezzi, e co i detti fermi onnipotenti
Le battaglie de i venti,
E funeste comete in aria appendi;
Col fiato sol tu frangi
Forti immense falangi,
E i regni togli e a tuo piacer li rendi:
Tutto lor dissi, e alcun non m'ode, e i carmi
Che ponno in mezzo al gran fragor dell'armi?
Ma qual ver' me dal lucido Oriente
Quaggiù vegg'io, precipitando il volo,
Drizzar su ruote fiammeggianti accese
Carro di fuoco ardente,
Simile a quello, onde le vie del Polo
L'abitator del gran Carmelo ascese?
A quai stupende imprese
Me scegli uom vile ed a' Potenti ignoto?
Ah ben, Signor, m'è noto
Il tuo volere, e ad eseguir m'accingo:
Già col piè coraggioso,
In tua virtude or oso
Premer le fiamme, ed i corsier' già spingo;
Già m'ergo e volo, e tra faville e lampi
Scendo di Marte a i sanguinosi campi.
Voi, che amorosa provvidenza ed arte,
E non uman consiglio e non valore,
D'Europa elesse a sostener l'Impero,
Per così angusta parte
Sì crudel guerra? E qual v'ingombra il cuore
Cieco desire e vi nasconde il vero?
L'orrido scempio e fiero
S'abbia qui fine, e il ferro omai si giaccia,
Che stragi ampie minaccia.
Su su meco venite; ecco gli accensi
Destrier' già chieggon corso,
Già lor rallento il morso,
Già dell'aria varchiamo i regni immensi:
Ecco già 'l Ciel di mille raggi adorno,
Ecco siam giunti all'immortal soggiorno.
Chi vi rammenta or più Mondo e Fortuna?
Ubbidienti a i vostri piè già stanno
Fulmini e nembi e turbini e procelle.
Per voi son quante aduna
Beltà divine il Sol, per voi quante hanno
Ricchezze incorruttibili le stelle.
Di poche schiere ancelle
Più non si parli e di caduchi onori:
D'altre gemme e d'altri ori
Qui si circonda a i vincitori il crine.
Che inferocir cotanto
Per non durevol vanto?
Questo è il ver della gloria almo confine:
Oh quali ampie Provincie, oh qual v'addito
Impero interminabile infinito!
Sfoghisi qui l'ambiziosa voglia
D'aver natura e terra e mar soggetti,
Sola cagion laggiù di tanti affanni.
Su questa eccelsa soglia
Non osan porre il piede odj, sospetti,
Minacciosi Ribelli, empj Tiranni;
Né il crudo Re degli anni,
Che ogni vostra grandezza e il nome e l'opre
Alfin dissolve e copre,
Alcuna avrà sovra di voi possanza.
Armi, incendj, ritorte,
Stragi, ruine, e morte,
Frodi nemiche, militar baldanza
Voci ignote qui sono, e sol verace
Amor qui regna, imperturbabil pace.
E a pace in mezzo sì serena e pura
E fra tanti splendori il guardo a terra
V'è chi rivolge ancor, non che il desiro?
Mirate là, che oscura
Profonda notte la confonde e serra!
Ov'è il suo vasto spazioso giro?
Dove, dove spariro
Tante immense campagne, e tanti vaghi
Fiumi, cittadi, e laghi,
E tanti mari e l'Oceano anch'esso?
Ah, che un sol punto è quella,
Che a voi parea sì bella,
Un punto, un punto sol, per cui sì spesso
L'armi stringete, e in vergognoso obblio
Ponsi Giustizia, Onor, Ragione, e Dio.