39 - Di pari, Febo, con le tue volgea
Di pari, Febo, con le tue volgea
Il buon Alcippo al dur vomer le rote,
Sciogliendo accese fuor soavi note
Come colui che 'l bel Marato ardea:
"Deh, perché 'n te quella spietata e rea
Durezza il languir mio franger non pote
S'ogni altro sprezzo? Onde ancor si percote
Licida il volto, ch'io sì caro avea.
Licida, degli Euganei colli onore,
Nel cui sommo valor e pregio eccelso
Non men che 'n te sua forza il cielo adopra.
Che parlo? Quanto a l'umil fraga il gelso,
Ed al latte, dolce Ibla, il tuo liquore,
Tanto a Licida sei, Marato, sopra".