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By Bernardo Tasso

O giovanette accorte,

ch' ovunque gl' occhi vaghi rivolgete

fate le cose liete,

e date vita e morte

in vece del destino e de la sorte,

a voi dico, ch' a sdegno

avendo di seguir la casta Diva,

come chi volge a riva

più sicura il suo legno,

poneste il piè ne l' arenoso regno,

e de l' alma d' Amore

madre fatte divote e fide ancelle,

a le chiare fiammelle

del suo vivace ardore

apriste il molle e dilicato core,

poi che cotanto grate

le vostre voci sono a questa Dea,

meco di Citerea

altamente cantate

la virtute infinita e la beltate;

voi, augelletti, intanto,

che saltando ad ognor di ramo in ramo

gridate “Io amo, io amo”,

silenzio al nostro pianto

dolce ponete almen mentre ch' io canto.

O Dea, che col fecondo

tuo raggio rassereni il ciel turbato,

acqueti il mare irato

e fai lieto e giocondo

co' tuoi begli occhi in ogni parte il mondo,

il cui benigno aspetto

toglie l' arme di man, l' orgoglio acqueta

d' ogni fiero pianete,

che con dolce diletto

produce poscia in noi felice effetto,

la cui lucente stella

al tramontar del sol mostra il suo lume

con eterno costume,

indi candida e bella

dal lucido oriente il giorno appella,

senza la cui virtute

fora la stagion lieta orrido verno,

la terra oscuro inferno,

la pace e la salute

ad ognora per noi sarian perdute,

gli arbori senza fronde

forano, il monte senza gemme et oro,

il mar senza tesoro,

aride avria le sponde

il fiumicello e senza pesci l' onde,

mentre Donna e Regina

del terzo Ciel, che 'l tuo valor corregge

con amorosa legge,

ti spazii, i lumi inchina

al paese che l' Alpe e la marina

cinge intorno et abbraccia,

a questo già felice almo paese

che del suo imperio estese

le valorose braccia

dove arde il Cane e dove l' Orsa agghiaccia:

che vedrai l' ampie strade

tinte del nostro e peregrino sangue,

sì ch' ogni erbetta langue,

e tronca da le spade

ogni gioia d' Italia in terra cade;

vedrai l' Adda e 'l Tesino,

che trasparente e più d' un' ambra puro

altero iva e sicuro,

or gir col capo chino

e con l' onde turbate al suo camino;

vedrai la Secchia e 'l Taro

timidi ancor dal gorgo alzar la testa,

per mirar la tempesta

che senza alcun riparo

l' Arno, l' Arbia e 'l Mugnon sforza di paro;

e d' alte vele pieno,

che dipredando van di piaggia in piaggia

quasi veltro in selvaggia

parte le fiere, il seno

del gran mar di Liguria e del Tirreno,

tal che teme Sebeto

e Partenope bella il suo periglio,

e con turbato ciglio

nel luogo più secreto

l' abito pongon giù purpureo e lieto;

vedrai che 'n ogni parte

de l' infelice Italia, in ogni loco,

e col ferro e col foco

va il furibondo Marte,

sì che di tronche membra e fiamme sparte

ogni riva, ogni colle,

ogni selva, ogni valle, ogni campagna,

carca et arsa si lagna,

e col volto ognor molle

le voci del suo duolo al Cielo estolle.

Tu, Dea, del lor cordoglio

fatta pietosa, omai porgi la mano,

et al tuo amante insano

togli l' ira e l' orgoglio,

ché benché crudo e più duro che scoglio

egli abbia il cor, tu il puoi

sola pietoso far, tu sola umile;

apri, Dea, la gentile

bocc' ove i piacer suoi

tutti ripone, e co' be' detti tuoi

a te il richiama, e dona

pace a l' Italia misera, infelice,

che sua liberatrice

ogni gentil persona

ti chiamerà ad ognor, e una corona

ti sacrerà di rose

bianche e vermiglie ogn' anno e di viole,

colte al sorger del sole

da le mani amorose

di giovanette belle, e con festose

voci ti loderanno

per la più bella Dea che 'l Cielo onori,

e tutti gl' altri onori

il primo die de l' anno

a l' imagine tua grati faranno.