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By Auteur inconnu

Non chi gemmato il crine

Splende per vanto di real corona

Da bassa ignobil gente

Erge co i versi suoi saggio Elicona.

Con nobil man possente

Gran scettro vibri, inonorato alfine

Ei pur cadrà, né fia chi lui rammente.

Ma quei, che a degne e memorande imprese

Alza le voglie accese

E fa di merto ampio tesor, si crede

Quei sol per me d'eterna gloria erede.

Temuta luce e grande

Sparge fregiato d'or purpureo manto

E ricco soglio adorno;

Ma l'oscuro suo vel distende intanto

Il tempo a lei d'intorno,

Talché respinta i raggi oltre non spande,

Né alle future età porta mai giorno:

Finché quell'atra impenetrabil ombra

Virtù non vince e sgombra,

Onde varchi la Fama a render noti

I nomi e l'opre a i secoli remoti.

Chiara di te memoria

Passerà certo alle non nate genti,

Né fia, Signor, che i danni

Di Morte il tuo gran nome unqua paventi:

Poiché su i forti vanni

Del tuo valor giungesti a tanta gloria,

Carco di cure e di civili affanni;

Né dall'ostro splendor prendi e dall'oro,

Ma più l'accresci loro,

E, più che i nostri voti, i tuoi gran' pregi

T'alzaro al trono e ferti uguale a i Regi.

Sull'erto e faticoso

Calle d'onor fin dall'acerba etade

Il franco piè ponesti;

E ben lungi dal volgo, ove più rade

L'orme apparian, più presti

Movendo i passi, in tua virtù famoso

Messe d'applauso popolar cogliesti:

"Per te fra noi soggiorna", ognun dicea,

"La fuggitiva Astrea,

E in tua man la bilancia alta e divina

Sdegno o favore in nulla parte inchina."

Ma per onor sovrano

Non fia ch'uom grande insuperbir mai soglia:

Quindi a ciascun far parte

De' fregi suoi nobil desir t'invoglia,

E con mirabil arte

Gli umili accogli, e a te preghiera invano

Non sorge o sconsolata indi si parte.

Tal, benché Febo in carro d'or fiammeggia,

Mentre a superba reggia

O a colle eccelso i suoi bei raggi invia,

Non vil capanna o bassa valle obblia.

Musa, né fier nitrito

Di cavalli magnanimi, né d'armi

Orribile fragore

Qui rompa il suon de' nostri dolci carmi.

Sai che vero valore

Non va di sanguinoso acciar fornito

A portar sempre altrui morte e terrore:

Ma fra l'auree talor placide cure

Trar gode ore sicure,

Ché non sol degli Eroi degno pensiero

È il conquistar, ma il conservar l'impero.

Or di letizia asperso

Opra di pace il plettro mio risuoni,

E di senno e consiglio

Tranquilla lode al mio Signor si doni.

Di' come attento il ciglio

Volge al soffiar di due gran' venti avverso,

Cui è l'opporsi o il secondar periglio.

Di' che, mentre d'intorno irato freme

Il mar, né scampo o speme

Trova alcun legno, ei sol, nocchiero accorto,

Gli altrui naufragi sa mirar dal porto.

E mirar sa pur anco

Con occhi di pietade il crudo scempio,

Che fa d'alma virtude

Rabbiosa invidia e fier distino ed empio,

Qualor di gloria ei chiude

Il bel sentiero al saggio, e non mai stanco

De' lunghi oltraggi il suo sperar delude.

Né 'l soffre il grand'Eroe, ma il regio stende

Suo manto, e lui difende:

Ch'ove regna giustizia e chiede il merto,

Vinta è fortuna e il guiderdone è certo.