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By Auteur inconnu

Quando chiamarsi al dolce onor di Madre

Quella ne udì, che figlia è del suo Figlio,

Turbò del volto il bel fulgor vermiglio,

Pur come il Sol, per triste nubi ed adre.

Quindi in sì gravi note, alme, leggiadre,

Dicea, con sue Virtù stando a consiglio:

“Io sposa? e in tanta gloria, e in tal periglio,

Io prole avrò, ch'abbia il gran Dio per Padre?”

“Nol creder, no”, santa Umiltà risponde;

E le dice Onestà: “Temi, o Donzella”:

E ratto al cuor sen fugge, e vi s'asconde.

Ma s'apre alfin l'eccelso Arcano, ed ella

Lo adora, e in un s'allegra e si confonde,

A Dio diletta obbediente Ancella.