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Fosco pensier, che della mente il chiaro
Seren turbasti in disusati modi;
Gelid'angue, ch'ognor consumi e rodi
Qual ha bella ragion germe più caro,
Torna al profondo tuo carcere avaro:
Ivi, affligendo sol te stesso, godi,
Poiché sicuro io son dalle tue frodi,
Né il mio dolce infettar vale il tuo amaro.
Tempo già fu che al balenar d'un guardo
Fra timor', fra speranze io sciolsi il canto,
Al penar pronto e sempre al gioir tardo.
Sorte del viver mio cangiata ho tanto,
Che in calma vivo, né più gielo od ardo:
Piango del rider mio, rido del pianto.