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Io veggio l'Adria, che la chioma incolta
Erge dall'onda sua torbida e nera;
Ma veggio ancor la maestà primiera
Nel bellicoso suo sembiante accolta.
Veggio la Grecia in duri ceppi avvolta,
E veggio Marte, che con man guerriera
Pur le minaccia. Ma la Donna altera,
Che regna in Mar, la renderà disciolta.
Né teme il suo sì generoso e ardito
Leon, che là nell'onda immerge e bagna
La folta chioma, e va di lito in lito.
E se l'Egeo di servitù si lagna,
Sciorrà tant'alto il forte suo ruggito,
Che il mar tutto ne tremi e la campagna.