4 (407)
Giacinto mio, già l'aspre e fere doglie,
Ch'io ebbi a sostener molti e molti anni,
Di queste trionfando frali spoglie,
Scioglion quest'alma, onde già spiega i vanni.
E se sol, perché morte il laccio scioglie
Del lungo affetto nostro, or provo affanni,
Fia che 'l tuo cor giusta pietade invoglie
Di sottrarre quest'ossa a nuovi danni.
Tu le racchiudi, Amico, in rozzi marmi,
Così a te doni Amor sorte felice;
E questi sopra imprimi ultimi carmi:
“Trionfo d'empio amor, di cruda sorte,
Qui giace, Peregrino, un infelice,
Ch'in amando un contento ebbe, e fu Morte.”