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By Auteur inconnu

Giacinto mio, già l'aspre e fere doglie,

Ch'io ebbi a sostener molti e molti anni,

Di queste trionfando frali spoglie,

Scioglion quest'alma, onde già spiega i vanni.

E se sol, perché morte il laccio scioglie

Del lungo affetto nostro, or provo affanni,

Fia che 'l tuo cor giusta pietade invoglie

Di sottrarre quest'ossa a nuovi danni.

Tu le racchiudi, Amico, in rozzi marmi,

Così a te doni Amor sorte felice;

E questi sopra imprimi ultimi carmi:

“Trionfo d'empio amor, di cruda sorte,

Qui giace, Peregrino, un infelice,

Ch'in amando un contento ebbe, e fu Morte.”