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Togliendo dal mio sen quell'aureo dardo,
Onde soave doglia ei già sentia,
Il mio Signore a' danni miei non tardo
Arma contro di me punta più ria.
Di novella beltà col nobil guardo
Sì dal primiero oggetto il cor desvia,
Che la dolce mia fiamma antica, ond'ardo,
Dal nuovo raggio incenerito obblia.
E benché solo in lui disdegno e noia,
Lasso, deggia sperar, pur del tiranno
Stato, in cui giace infermo, ei non s'annoia;
Ché non dispera un giorno uscir d'inganno;
Poiché morta di speme in lui la gioia,
Solo vi resta dell'amar l'affanno.