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Chiudeva i vaghi lumi in dolce obblio
Quel che dà legge agli astri e impera a i venti;
Tacean l'aure d'intorno, e i molli argenti
Teneva immoti ossequioso il rio.
Nel silenzio comun volea sol io
Al Fanciullo formar nenie innocenti,
Ma d'un profano stil Rime dolenti
Potean turbare il sonno al nato Dio;
Quando, o Fidalma, udii quell'amoroso
Tuo canto, del celeste esempio e norma,
Ch'al Bambin lusingava il bel riposo.
Segui a cantare; e se per l'Uom riforma
Quel sonno d'Eva il male, in suon pietoso,
Donna, più saggia canti, acciocch'ei dorma.