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Roma, de' Colli tuoi poggiai sull'erto,
E mi compiacqui altrui mirar dall'alto.
Il passo d'altri agevolommi il salto,
Nacque la sorte mia dall'altrui merto.
Mostrommi un lampo il Trono, e il lume incerto
Mosse al mio sguardo ambizioso assalto,
Ma col gran Zio, che ancor piangendo esalto,
Cadde mia speme entro al sepolcro aperto.
Or la fortuna mia fatta è tempesta
Nel Mar nativo, e appena in Campidoglio
Del gran corpo, ch'io fui, l'ombra mi resta.
Dov'è d'Adria l'onor, di Roma il soglio?
Dove mi vòlgo, a quella parte o a questa?
Oh fondato sul nulla umano orgoglio!