4. In un gravoso affanno
In un gravoso affanno
ben m'à gittata Amore
e non mi tegno a danno
amar sì alta fiore;
ma, ch'eo non sono amato,
Amor fece peccato
che 'n tal parte donaomi intendimento;
conforto mia speranza,
pensando che, s'avanza,
bono sofrente aspetta compimento.
Per ciò non mi dispero
d'amar sì altamente;
adesso merzè chero
servendo umilemente,
c'a pover orno avene
ca per ventura à bene,
che monta ed ave assai di valimento;
però non mi scoragio,
ma tuttor serviragio
a quella c'ave tutto insegnamento.
Dat'ò la mia intendenza,
già mai non si rimove,
e servo con leanza
che 'n essa merzè trove.
Solo questo mi faccia:
s'eo l'amo no le spiaccia,
e tegnolomi in gran consolamento;
com'omo c'a disagio
aspetta d'aver agio,
poco di bene piglia per talento.
Tanto m'este a plasere
d'aver sua segnoria,
ch'eo non disiro avere
altra donna che sia.
Come quello che crede
salvarsi per sua fede,
per sua lego venire in suo talento:
a mevi così pare,
non credo mai scampare
sed ell'a me non dà consolamento.