4 (RVF 23)

By Girolamo Malipiero

Nel dolce tempo de la prima etade,

che nascer vide al bel principio in erba

la fera voglia, che per rio mal crebbe,

perché cantando il duol si disacerba,

i' canterò, sì come in libertade

visse il primiero padre e 'l ben ch'egli ebbe;

poi seguirò sì come a lui n'encrebbe

troppo altamente, e che di ciò gli avenne,

di che fu fatto a molta gente essempio,

benché 'l suo duro scempio

per voci più che per inchiostro e penne,

sia noto al mondo, perché in ogni valle

rimbomba il suon de' pianti e gran sospiri,

ch'indi poi trasse questa umana vita.

E se qui la memoria non m'aita,

come suol far, iscusinla i martiri,

e un pensier, che grande angoscia dalle,

ch'i' veggio al ben ogniun voltar le spalle,

e porre in mal oprar ingegno e forza,

lasciando quel di dentro per la scorza.

I' dico ch'anzi l'ora in cui l'assalto

fu fatto al bel giardino in quei passati

tempi felici, l'uomo avea l'aspetto

al suo fattor; e al cor pensier gelati

fatto avean quasi adamantino smalto,

ch'allentar non lasciava il duro affetto,

né per colpa bagnava il tristo petto

lagrima ancor, né rotto il sonno gli era.

Ond'or può dir, cangiando in foggia altrui:

lasso che son? che fui?

La vita al fin e 'l dì loda la sera,

ch'al bel stato di quel di cui ragiono

invidia ebbe 'l gran serpe, e col suo strale

pensò privarlo de l'aurata gonna,

e per sua scorta in ciò prese la donna;

e fece il mal, incontro a cui non vale

ingegno o forza o dimandar perdono;

onde nacque lo stato dov'io sono

secco, che già poco anzi parea verde,

ch'in breve tempo la vita si perde.

Oh come male, disse Adam, m'accorsi

de la trasfigurata vil persona,

che mi fece accostar a quella fronde,

di che cieco sperava aver corona.

Oh come tosto i piedi mossi e corsi

là, donde al spirto errante il mal risponde,

del bene la radice, sovra l'onde

del tempestoso mar e sovra il fiume

di Stige, ho svelto con mie propie braccia.

Né meno ancor m'agghiaccia

l'esser scoperto de le bianche piume,

allor che fulminato e morto giacque

il mio desir, che troppo alto montava;

e di ciò non m'avidi, se non quando

mi trovai nudo, e perciò lagrimando,

per occultarmi, infra le frondi andava;

quando la voce di colei non tacque,

che 'l tutto vede e posemi ne l'acque

d'oscuro pianto per mio error magligno;

onde corvo fui fatto d'un bel cigno.

Così fuor de l'amate rive andai

ne la val di miseria, dove sempre

mercè chiamando, non puote mia voce

giamai ricoverar le dolci tempre.

Ma ognior crescer facea più li miei guai

quel tentator crudel, aspro e feroce,

di cui per doglia il ricordar mi coce.

Ma molto più di quel che Dio dinanzi

mi pose agli occhi, l'acerba nemica,

bisogno è pur che 'l dica,

benché sia tal ch'ogni parlare avanzi,

quella ch'ogni animal al mondo fura,

morte crudel, che subito per mano

mi prese, e disse un'ardita parola:

del mondo hai fatto ch'io triomfi sola.

Io già non lo conobbi, o senso umano,

anzi mi dimostrai senza paura,

ed ella ne l'oscura sua figura

tosto tornando, fecemi, ohimè lasso,

d'un uomo vivo quasi un freddo sasso.

Sentimmo il caso orribile a la vista

di quel ch'era fondato come in pietra;

e subito, non tal forse che credi,

ma un picciol vento da quella lo spetra,

onde 'l principio fu di questa trista

vita mortal, piena d'acuti spiedi,

d'affanni e di dolor, da capo a piedi.

E questo ogniun conosce per se stesso,

ché l'uomo al mondo è più, che vivo, morto.

Ma perché 'l tempo è corto,

la penna al buon voler non può gir presso.

Onde più cose ne la mente scritte

vo' trapassando, e sol d'alcune parlo,

che meraviglia fanno a chi l'ascolta,

tanta ignoranzia a l'uomo allor fu avolta,

che di ciò tutto il mondo non può trarlo.

Le natural virtù furono afflitte

e le divine grazie a noi interditte:

ché dir si può con voce, penna, e 'nchiostro:

Adam, tuo grave error gran danno nostro.

Ciascun ponga qui avanti agli occhi suoi

di quanta grazia l'uom fatto era degno

anzi che di fallir fosse sì ardito;

e come vil si fece e a quanto sdegno

promosse il suo fattor, tosto dapoi

che fu d'error per se stesso vestito:

ché quando il lume fu da quel sparito,

come a brutto animal gli pose intorno

una rigida veste, perché l'orma

seguio del senso e forma.

O infelice e sventurato giorno,

subito che levato fu quel raggio,

ch'agli appetiti uman poneva il freno,

l'uomo tutto animal allora parve,

e quel che simil era a Dio, disparve.

E perché allor di vita il cibo ameno

perdeo, per sua cagion, la quercia e 'l faggio

fu degno aver in cambio al dur viaggio.

E così usciron da quel tristo fonte

nostre miserie manifeste e conte.

Ma perché il sommo Dio fe' sì gentile

il ragionevol spirto e tanta grazia

gli die', che l'alta imagin sua ritiene,

però di perdonarli non è sazia

giamai sua maestà, se 'l cor umile

dopo quantunque offese a mercè viene

e se contra suo stil ella sostiene

d'esser molto pregata, al fin si specchia,

e fal perché 'l peccar più si pavente,

ché non ben si ripente

de l'un mal chi de l'altro s'apparecchia.

Dunque la gran bontà di Dio, commossa,

degnò mirarci, e perché in noi non vide

virtù degna a levarne dal peccato,

ché non poteva l'uom di commun stato

far tal ammenda, altre forze più fide

egli trovò a trarci fuor di fossa.

E fu in tal modo la gran colpa scossa,

tollendo sopra sé l'antiche some

Iddio fatto uomo di natura e nome.

Quivi lo spirto mesto mi rimembra

come fattezze così pellegrine

pose Iesu a' tormenti, ed ebbe ardire

di darle ad ogni strazio, ed a la fine

a cruda morte, quando le sue membra

in croce fitte, ivi si fe' sentire

il pio Signor, mostrando il gran desire

ch'ebbe a salvarci: ove, come solea,

le braccia aperse, e sopra l'arbor cruda

la sua persona ignuda

si stava, quando amor più forte ardea.

Io, perché d'altra vista non m'appago,

fiso a mirarlo sto, ma con vergogna,

ché qui già l'error mio non può celarse,

per cui macchie sì grande in me son sparse.

Onde (che ciò dirò senza menzogna)

m'è fatta brutta la divina imago,

ma torna al tuo fattor, spirto mio vago,

perché se in Iesu Cristo i' mi trasformo,

non temo de' tartarei can lo stormo.

Canzon, sai che di sangue e non pur d'oro,

nuvol discese in preziosa pioggia,

che l'ire del celeste padre spense,

le qual il fallo antico al mondo accense;

però solo per Cristo l'alma poggia

su dritto al ciel, ed io l'amo ed onoro,

e dogli di triomfo il primo alloro

e star mi voglio sotto la dolce ombra

de la sua croce, ch'ogni mal disgombra.