4 (RVF 23)
Nel dolce tempo de la prima etade,
che nascer vide al bel principio in erba
la fera voglia, che per rio mal crebbe,
perché cantando il duol si disacerba,
i' canterò, sì come in libertade
visse il primiero padre e 'l ben ch'egli ebbe;
poi seguirò sì come a lui n'encrebbe
troppo altamente, e che di ciò gli avenne,
di che fu fatto a molta gente essempio,
benché 'l suo duro scempio
per voci più che per inchiostro e penne,
sia noto al mondo, perché in ogni valle
rimbomba il suon de' pianti e gran sospiri,
ch'indi poi trasse questa umana vita.
E se qui la memoria non m'aita,
come suol far, iscusinla i martiri,
e un pensier, che grande angoscia dalle,
ch'i' veggio al ben ogniun voltar le spalle,
e porre in mal oprar ingegno e forza,
lasciando quel di dentro per la scorza.
I' dico ch'anzi l'ora in cui l'assalto
fu fatto al bel giardino in quei passati
tempi felici, l'uomo avea l'aspetto
al suo fattor; e al cor pensier gelati
fatto avean quasi adamantino smalto,
ch'allentar non lasciava il duro affetto,
né per colpa bagnava il tristo petto
lagrima ancor, né rotto il sonno gli era.
Ond'or può dir, cangiando in foggia altrui:
lasso che son? che fui?
La vita al fin e 'l dì loda la sera,
ch'al bel stato di quel di cui ragiono
invidia ebbe 'l gran serpe, e col suo strale
pensò privarlo de l'aurata gonna,
e per sua scorta in ciò prese la donna;
e fece il mal, incontro a cui non vale
ingegno o forza o dimandar perdono;
onde nacque lo stato dov'io sono
secco, che già poco anzi parea verde,
ch'in breve tempo la vita si perde.
Oh come male, disse Adam, m'accorsi
de la trasfigurata vil persona,
che mi fece accostar a quella fronde,
di che cieco sperava aver corona.
Oh come tosto i piedi mossi e corsi
là, donde al spirto errante il mal risponde,
del bene la radice, sovra l'onde
del tempestoso mar e sovra il fiume
di Stige, ho svelto con mie propie braccia.
Né meno ancor m'agghiaccia
l'esser scoperto de le bianche piume,
allor che fulminato e morto giacque
il mio desir, che troppo alto montava;
e di ciò non m'avidi, se non quando
mi trovai nudo, e perciò lagrimando,
per occultarmi, infra le frondi andava;
quando la voce di colei non tacque,
che 'l tutto vede e posemi ne l'acque
d'oscuro pianto per mio error magligno;
onde corvo fui fatto d'un bel cigno.
Così fuor de l'amate rive andai
ne la val di miseria, dove sempre
mercè chiamando, non puote mia voce
giamai ricoverar le dolci tempre.
Ma ognior crescer facea più li miei guai
quel tentator crudel, aspro e feroce,
di cui per doglia il ricordar mi coce.
Ma molto più di quel che Dio dinanzi
mi pose agli occhi, l'acerba nemica,
bisogno è pur che 'l dica,
benché sia tal ch'ogni parlare avanzi,
quella ch'ogni animal al mondo fura,
morte crudel, che subito per mano
mi prese, e disse un'ardita parola:
del mondo hai fatto ch'io triomfi sola.
Io già non lo conobbi, o senso umano,
anzi mi dimostrai senza paura,
ed ella ne l'oscura sua figura
tosto tornando, fecemi, ohimè lasso,
d'un uomo vivo quasi un freddo sasso.
Sentimmo il caso orribile a la vista
di quel ch'era fondato come in pietra;
e subito, non tal forse che credi,
ma un picciol vento da quella lo spetra,
onde 'l principio fu di questa trista
vita mortal, piena d'acuti spiedi,
d'affanni e di dolor, da capo a piedi.
E questo ogniun conosce per se stesso,
ché l'uomo al mondo è più, che vivo, morto.
Ma perché 'l tempo è corto,
la penna al buon voler non può gir presso.
Onde più cose ne la mente scritte
vo' trapassando, e sol d'alcune parlo,
che meraviglia fanno a chi l'ascolta,
tanta ignoranzia a l'uomo allor fu avolta,
che di ciò tutto il mondo non può trarlo.
Le natural virtù furono afflitte
e le divine grazie a noi interditte:
ché dir si può con voce, penna, e 'nchiostro:
Adam, tuo grave error gran danno nostro.
Ciascun ponga qui avanti agli occhi suoi
di quanta grazia l'uom fatto era degno
anzi che di fallir fosse sì ardito;
e come vil si fece e a quanto sdegno
promosse il suo fattor, tosto dapoi
che fu d'error per se stesso vestito:
ché quando il lume fu da quel sparito,
come a brutto animal gli pose intorno
una rigida veste, perché l'orma
seguio del senso e forma.
O infelice e sventurato giorno,
subito che levato fu quel raggio,
ch'agli appetiti uman poneva il freno,
l'uomo tutto animal allora parve,
e quel che simil era a Dio, disparve.
E perché allor di vita il cibo ameno
perdeo, per sua cagion, la quercia e 'l faggio
fu degno aver in cambio al dur viaggio.
E così usciron da quel tristo fonte
nostre miserie manifeste e conte.
Ma perché il sommo Dio fe' sì gentile
il ragionevol spirto e tanta grazia
gli die', che l'alta imagin sua ritiene,
però di perdonarli non è sazia
giamai sua maestà, se 'l cor umile
dopo quantunque offese a mercè viene
e se contra suo stil ella sostiene
d'esser molto pregata, al fin si specchia,
e fal perché 'l peccar più si pavente,
ché non ben si ripente
de l'un mal chi de l'altro s'apparecchia.
Dunque la gran bontà di Dio, commossa,
degnò mirarci, e perché in noi non vide
virtù degna a levarne dal peccato,
ché non poteva l'uom di commun stato
far tal ammenda, altre forze più fide
egli trovò a trarci fuor di fossa.
E fu in tal modo la gran colpa scossa,
tollendo sopra sé l'antiche some
Iddio fatto uomo di natura e nome.
Quivi lo spirto mesto mi rimembra
come fattezze così pellegrine
pose Iesu a' tormenti, ed ebbe ardire
di darle ad ogni strazio, ed a la fine
a cruda morte, quando le sue membra
in croce fitte, ivi si fe' sentire
il pio Signor, mostrando il gran desire
ch'ebbe a salvarci: ove, come solea,
le braccia aperse, e sopra l'arbor cruda
la sua persona ignuda
si stava, quando amor più forte ardea.
Io, perché d'altra vista non m'appago,
fiso a mirarlo sto, ma con vergogna,
ché qui già l'error mio non può celarse,
per cui macchie sì grande in me son sparse.
Onde (che ciò dirò senza menzogna)
m'è fatta brutta la divina imago,
ma torna al tuo fattor, spirto mio vago,
perché se in Iesu Cristo i' mi trasformo,
non temo de' tartarei can lo stormo.
Canzon, sai che di sangue e non pur d'oro,
nuvol discese in preziosa pioggia,
che l'ire del celeste padre spense,
le qual il fallo antico al mondo accense;
però solo per Cristo l'alma poggia
su dritto al ciel, ed io l'amo ed onoro,
e dogli di triomfo il primo alloro
e star mi voglio sotto la dolce ombra
de la sua croce, ch'ogni mal disgombra.