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Del Mondo in questa solitaria parte
Io vivo abitator d'incolte rupi;
Né da quest'antri tenebrosi e cupi
Lo stanco mio pensier giammai si parte.
Felice influsso il Ciel mai non comparte
A questi solitarj ermi dirupi,
Ove son miei compagni ed Orsi e Lupi,
E 've di Mostri son le selve sparte.
Chiaro del Sol raggio qui mai non scerno,
E con rigido gielo offende e strugge
L'erba non nata ancor perpetuo verno.
Nel seno Amor, qual fier Leon, mi rugge:
E quinci, perch'io peni in duolo eterno,
Colma d'orror la stessa Morte fugge.